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Set
24

Il romanzo di Costantinopoli, scheda di Francesco Marilungo


(la recensione originale, con i corsivi ed enfasi varie, è stata pubblicata su Lankelot qualche mese fa)
Le città possono assumere delle fisionomie quasi umane. Sembrano quasi muoversi nello spazio oltre che nel tempo. Cambiano caratteri, vocazioni, volti. Alcune di loro possiedono un temperamento e una storia tali da richiamare la maturazione e la personalità delle persone: come fossero le protagoniste di un bildungsroman. Perni attorno a cui le geografie cambiano, si ridefiniscono e concretizzano le ere culturali, spirituali, psicologiche dell’uomo. Fra le città che si affacciano su quello stagno di civiltà che è il Mediterraneo -calderone in cui, come ingredienti magici, si sono mescolate nazioni, filosofie, dottrine, scienze- forse Bisanzio-Costantinopoli-Istanbul è quella che ha più il profilo da protagonista, per aver fatto proprie tutte le maggiori culture che si sono affacciate sul bacino: quella di Roma, di cui è seconda e quasi figlia; quella di Atene, trasmessa per eredità romana e per continuità etnica; quella cristiana, pervenuta dall’altopiano di Gerusalemme e dalle dispute fra le varie eresie; quella turca, arrivata dalle steppe lontane dell’Asia centrale e fattasi carico delle alchimie e delle mistiche arabe. Oggi è la metropoli più popolata d’Europa.

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