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Dic
27

IL SALISCENDI DEL PROFESSORE di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Dopo aver deriso Berlusconi e avergli detto egregiamente quello che si meritava, Mario Monti, sorprendentemente, sta facendo esattamente come Berlusconi. Unica variazione: il linguaggio. Con acrobazie terminologiche che ricalcano in perfetto stile democristiano, quarant’anni dopo, le paradossali “convergenze parallele” morotee, il Professore si va districando, anche via twitter, via facebook e via passaparola (come se non bastassero le seriali conferenze stampa), tra il vituperato “scendere in campo” del Cavaliere e il consumato sgradito “scendere in politica” del suo ministro Riccardi, inaugurando il nobile e perciò prediletto “salire in politica” di sua invenzione per dire, alla fine, la stessa cosa: vuole continuare a fare il presidente del Consiglio.
L’unica cosa che non dice esplicitamente è se trovi più conveniente e produttivo arrivarci attraverso una campagna elettorale alla testa di una lista o di una coalizione, oppure restando alla finestra fino al 25 febbraio in attesa che si formi una maggioranza di consensi ad un suo reincarico. Ma – poiché teme che questa seconda ipotesi possa non verificarsi per una netta vittoria del centrosinistra o per l’obiezione, che potrebbe essergli mossa, di una mancata “legittimazione” di un diretto voto popolare – cerca, nel frattempo, di tenere il piede in due staffe.
Il che, sia detto senza mezzi termini, non gli fa onore.

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