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Set
29

Il teatro dei burattini di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Trattati da burattini, si comportano da burattini. Ministri e parlamentari del Pdl, rinunciando al più elementare senso della dignità, eseguono le mosse che il burattinaio decide e impone tirando i fili ai quali sono appesi. Rinunciano persino a parlare. Firmano e basta. Firmano ciò che il burattinaio scrive per loro su un foglio in bianco, anche se su quel foglio cambiano di giorno in giorno le parole. L’ultima è “dimissioni”. Le uniche parole che non scrivono sono quelle che dovrebbero spiegare il vero motivo di questo gesto: la pretesa di impunità per il loro capo.
Mai la Repubblica italiana aveva assistito a uno spettacolo più squallido di quello che è stato offerto in questi giorni da deputati, senatori e ministri in obbedienza a un uomo che è stato condannato per uno dei reati più infamanti, la frode fiscale, per ben tre volte in tre gradi di giudizio espressi da tre corti diverse nell’arco di un decennio, quanto è durato il processo anche grazie alle garanzie che sono state offerte, in tutti i modi, all’agguerrito, e ben remunerato, stuolo di avvocati che egli ha messo in campo in sua difesa. Un uomo, cioè, che, come stabilisce una legge che essi stessi hanno approvato pochi mesi fa in parlamento, non è più degno di sedere in quel parlamento. Una indecenza.
P. S. – Poiché anche Sallusti, graziato da Napolitano dopo che era stato assegnato agli arresti domiciliari a casa della convivente Daniela Santanchè, si vergogna di dichiarare ai suoi lettori il motivo per il quale il suo datore di lavoro ha ordinato le dimissioni dei 5 ministri, ha dato la notizia sul “Giornale” con il seguente titolo: “Le tasse di Letta fanno cadere il governo”. All’indecenza non ci sono limiti.

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