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Feb
19

Il tiro al bersaglio di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Sfidando la concomitanza su Rai1 con la serata inaugurale del Festival di Saneremo, Enrico Mentana è andato in onda con una puntata di “Bersaglio mobile” dedicata alla crisi i governo, in cui il pezzo forte – inserito in uno stucchevole faccia a faccia tra due vicepresidenti della Camera, il furbetto pentastellato Di Maio e l’accomodante digiunatore democrat Giachetti – è consistito nella trasmissione di un lungo pezzo della intervista che Alan Friedman ha fatto il 20 novembre scorso a Matteo Renzi appena uscito vincitore delle primarie per la carica di segretario del Pd.

Pezzo forte perché, con l’innegabile chiarezza della semplicità, Renzi ha illustrato le sue idee per una linea di politica economica in grado di dare una reale spinta alla crescita dell’Italia: riduzione dalle attuali duemila ad appena una settantina delle regole del mercato del lavoro, sburocratizzazione della macchina statale, snellimento delle istituzioni (a partire dall’eliminazione del bicameralismo perfetto), sgravi fiscali per le imprese che fanno occupazione, salario minino garantito, integrazione salariale per i lavoratori coni redditi da lavoro al di sotto di una certa soglia, aiuti alle famiglie, eccetera.

Idee non nuove, anzi condivise ormai da una vasta area del paese, e non solo da quella che definiremo progressista. Idee condivise, è bene sottolinearlo, innanzitutto da colui che, mentre lui le elencava al giornalista americano, era a capo del governo, cioè Enrico Letta, esponente di primo piano del Pd.

La domanda che dunque sorgeva spontanea, ascoltandolo, è la seguente: perché Renzi – in qualità di nuovo segretario del principale “azionista” del governo, il Pd – anziché collaborare con Letta e con quel governo per la realizzazione di questi obiettivi (e, attenzione, per il reperimento dei fondi necessari a realizzarli!), non fatto altro, da quel giorno, che tagliargli l’erba sotto i piedi, screditarlo, frenarlo, facendo slittare all’infinito i tempi dell’annunciato incontro tra i partiti della coalizione per la definizione di un patto operativo di maggioranza basato proprio su quegli obiettivi, che Letta aveva preparato e per correttezza istituzionale non reso pubblico?

Perché, anziché evitare all’Italia una inutile crisi di governo, Renzi l’ha provocata? Per perseguire l’unico obiettivo che si era prefisso: insediarsi lui a Palazzo Chigi al posto di Letta, a maggioranza invariata. Ecco perché di questo personaggio non smetteremo mai di diffidare.

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