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Mar
05

Il tiro al bersaglio di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Che salire sul carro dei vincitori sia da sempre uno degli sport preferiti dagli italiani è cosa risaputa e documentata da decenni di cronache giornalistiche e parlamentari. Ma che si faccia a gomitate per sparare palle di fuoco contro il carro dello sconfitto, è sport (relativamente) nuovo. Ne sta facendo le spese il povero Pierluigi Bersani, il quale – a rigor di logica e di numeri elettorali – dovrebbe sedere sul carro del vincitore. Solo che la legge elettorale voluta da Berlusconi e firmata da Calderoli, gli ha segato una ruota, quella del Senato, trasformando agli occhi della pubblica opinione il carro del vincitore in quello dello sconfitto. Perché, causa legge “porcata”, con tre ruote è assai complicato, se non impossibile, tagliare il traguardo per dare un governo a questo paese.
E allora ecco che tutti puntano cannoni e spingarde contro il segretario del Pd. Ora, che lo facciano i suoi avversari politici è comprensibile. Ma che si accaniscano anche alcuni dei suoi vecchi e nuovi colleghi di partito o altri illustri intellettuali democratici che hanno sempre nutrito e coltivato le stesse speranze e gli stessi obiettivi, è francamente autolesionista. L’ennesima riprova che il “cupio dissolvi”, la volontà di farsi del male, è un invincibile virus di questa sinistra.
Bersani – come egli stesso ha scherzosamente sottolineato – è da giorni sommerso da “camionate di senno di poi”. E se facevi così, e se facevi cosà e soprattutto – il rimpianto più diffuso – se il candidato presidente fosse stato Matteo Renzi… A proposito: va dato atto al sindaco di Firenze di non aver voluto partecipare a questa sorta di tiro al bersaglio. Del resto, pare scritto nel destino che al prossimo girar di ruota toccherà a lui “smacchiare il giaguaro” e, cosa assai più complicata, al tempo stesso far tacere il “grillo parlante”.
Ma torniamo all’oggi. Non abbiamo nulla – anzi li accogliamo con simpatia e speranza – contro i neodeputati e neosenatori del Movimento 5 Stelle, ma, da quello che abbiamo visto e sentito ieri in tv nelle frasi faticosamente strappate da qualche ostinato cronista, c’è sembrato di assistere a una sorta di “Corrida”: dilettanti allo sbaraglio. Impressione confermata quando hanno fatto conoscere il loro pensiero i designati capogruppo di Camera e Senato, i quali per volontà del guru resteranno in carica tre mesi (appena il tempo di ricevere, leggere e imparare i dettami della Costituzione e i complicati regolamenti parlamentari, per poi tramandarli, magari a memoria, tipo Fareneith 451, ai loro successori).
Come diceva il grande Ennio Flaiano, la situazione politica italiana è grave, ma non è seria.

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