«

»

Mar
25

Il valore aggiunto di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Mater semper certa est, pater numquam, dicevano i latini. Ovvero, la madre è sempre certa, il padre, invece, non sempre. Adesso, ai giorni nostri, per diversi partiti politici, poveri orfanelli sballottati nelle urne dall’amore-odio degli elettori, quell’antica massima, figlia della legge naturale e del buonsenso, va ribaltata. E’ diventato per loro indispensabile avere un “genitore” certo, riconosciuto e riconoscibile, pena il restare vittime di una devastante confusione e di un conseguente crollo di consensi. Ecco perché dentro Forza Italia s’è scatenata una lacerante battaglia sul come “resuscitare” nel simbolo del partito il nome Berlusconi, visto che il padre-padrone è definitivamente fuori dai giochi, checché si ostinino a pensare i suoi più fedeli (e terrorizzati) figlioli.
Il “virus del cognome” a un certo punto pareva aver contagiato anche il Partito Democratico. Nel corso della trasmissione tv Agorà, il vicepresidente dell’assemblea nazionale, Matteo Ricci, aveva lanciato la proposta di mettere il nome di Matteo Renzi nel logo del Pd alle prossime europee del 25 maggio. Il senso del suo ragionamento era questo: se per tutti gli altri – a cominciare da Forza Italia e Movimento Cinque Stelle – rappresenta un valore aggiunto, perché noi dobbiamo privarcene?
La proposta ha scatenato un infuocato dibattito sulla Rete (e non solo) tra chi ricordava che a suo tempo (2008) Veltroni lo fece e chi, al contrario, ricordava che quello di togliere il nome dal simbolo era stato un cavallo di battaglia di Pierluigi Bersani e che tornare oggi al passato significherebbe snaturare la stessa filosofia del Pd, partito da sempre contrario a ogni personalizzazione della politica.
Alla fine è arrivato il “verbo” dello stesso Renzi: “Non è mia intenzione inserire il mio nome nel simbolo”. Molti hanno tirato un respiro di sollievo, ma alcuni hanno fatto notare che quel “non è mia intenzione” non appare come un no secco e ultimativo. Il “virus del cognome” può solo essere, come si dice, solo “in sonno”, pronto però a manifestarsi all’improvviso in qualsiasi momento. E a quel punto Renzi, sì, potrebbe farsi chiamare Cavaliere.

Media 3.00 su 5


Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato!


*