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Lug
19

Il verdetto Navalny


annanewlogo062013
“Il verdetto Navalny è un avviso alla quinta colonna”. Così titolava la Pravda all’indomani della sentenza che ha condannato Alexei Navalny, il leader dell’opposizione russa, a cinque anni di carcere per appropriazione indebita. Nonostante la sua veste post-sovietica in lingua inglese, il quotidiano russo continua a essere il megafono del potere e in Russia il potere ha un solo nome: Vladimir Putin. Immediate le reazioni dell’opposizione moscovita, che punta il dito contro giudici politicizzati e parla di “rappresaglia” nei confronti del blogger che incarna le nuove istanze democratiche. Ma la Russia di oggi continua a essere la Russia di Putin. A Mosca circola un detto: gli oligarchi si dividono in amici di Putin e nemici di Putin. I secondi li riconosci subito, perché sono tutti in galera. Una battuta amara che però affonda le sue radici in una triste verità. Nel 2014 l’ex magnate Mikhail Khodorkovsky dovrebbe uscire di prigione, ma già il tribunale sta preparando una sua possibile (e molto probabile) nuova condanna per il presunto coinvolgimento dell’ex oligarca inviso a zar Putin nell’omicidio di un sindaco in Siberia. Funziona così a Mosca; non si muove foglia che lo zar non voglia, e la recente condanna di Navalny sembra esserne la prova. Colpevole o innocente? Difficile dirlo. Il verdetto di una Corte va sempre rispettato, ma si sente odore di zolfo nell’aria. Qualcosa di diabolico è successo in quel tribunale di Kirov, dato che Navalny aveva appena avuto il via libera per correre alle prossime elezioni per la poltrona da sindaco a Mosca. Il blogger può contare su un forte sostegno del popolo della rete, che attraverso il tam tam sui social network sta organizzando una serie di manifestazioni proprio a ridosso delle elezioni di settembre. La storia non cambia, nonostante le timide aperture. La strade verso la piena democrazia in Russia sembra essere ancora molto lunga e ricca di ostacoli. Almeno finché zar Putin avrà ancora saldamente in mano la sua corte.

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