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Mar
28

In principio c’era Santoro di Nuccio Fava


ORA DI PUNTA


All’inizio c’era Michele Santoro e poi anche Travaglio, Vauro e vari supporter che hanno imposto un certo tipo di giornalismo, trasmigrato alle reti commerciali e riemerso in nuove forme nel servizio pubblico. Si pensi in particolare al dilagare di Crozza e al suo geniale successo, che ne facilita la replica ripetuta all’interno dei Tg3 e di Rainews 24. Si tratta in ogni caso di un giornalismo militante e aggressivo, ideologico e con un punto di vista ben preciso, sempre di denuncia e di rottura. Non si capisce perché la Rai non tenti neppure un’alternativa convincente affrontando e approfondendo i problemi, ma con l’intento di farli davvero comprendere e sollecitando risposte indispensabili. Scatta invece un atteggiamento di complicità, fare di tutto perché le cose restino incomprensibili e comunque ignote e impresentabili.
Bastano due esempi recenti : lo scontro tra il presidente Grasso e il procuratore Caselli su un tema da sempre grave ed inquietante sui cosiddetti rapporti Stato-mafia, spesso richiamati nei tg senza nemmeno premettere la parolina “cosiddetti”; e poi l’altra enorme questione riguardante la vendita di La7 a Urbano Cairo e i seri problemi che agitano il Corriere della Sera, assente dalle edicole per due giornate consecutive. Comprensibile che Mentana risulti dinamico ed innovativo sui fatti altrui e preferisca nascondere al suo pubblico quanto davvero il mutamento dell’assetto di La7 possa comportare sul mercato dei media. Non condivisibile in alcun modo l’analogo atteggiamento da parte della Rai e, in particolare, di tutti gli altri media, specie in un momento in cui finalmente – pur nel contesto di una crisi difficilissima – l’argomento stesso dell’assetto dei media e della loro regolamentazione dovrebbe a pieno titolo far parte della piattaforma di un possibile futuro governo.

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