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Nov
09

Incollato a Palazzo Chigi di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


C’è una vecchia regola: le dimissioni non si annunciano, si danno (o, a voler essere linguisticamente corretti, si rassegnano). Berlusconi le ha promesse a Napolitano. Dopo l’approvazione, però, della legge di stabilità. Motivo: contiene il famoso (ma ancora sconosciuto nei dettagli) maxi-emendamento con le misure anticrisi comunicate all’Unione europea . Poi, appena lasciato il Quirinale e tornato a Palazzo Chigi, ha dichiarato che non intende lasciare facilmente quella residenza.
Come? Innanzitutto prendendosi tutto il tempo possibile per l’approvazione di quella legge; in secondo luogo tentando di inserirvi con abile mossa qualche voto di fiducia da addomesticare con una ancor più spregiudicata campagna acquisti; in terzo luogo facendo durare le consultazioni di Napolitano un tempo congruo; infine, soprattutto, facendo barriera sulla tesi – sostenuta ad onta delle prerogative esclusive del capo dello Stato – che dopo di lui non c’è altra strada che le elezioni anticipate, tesi subito rilanciata da giornali e televisioni di appartenenza, che ne faranno un cavallo di battaglia.

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