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Gen
27

Italicum for dummies

andreasarubbi


Le priorità sono due, a seconda dei punti di vista: una è che la composizione del Parlamento rispecchi fedelmente il risultato delle elezioni, e si chiama rappresentatività; l’altra è che dalle elezioni esca una maggioranza parlamentare capace di prendere decisioni, e si chiama governabilità. Rappresentatività e governabilità possono convivere perfettamente, nel caso di scuola in cui con un proporzionale puro la metà più uno degli elettori voti per lo stesso partito; ma nella situazione italiana attuale è un’ipotesi da romanzo fantasy, utile solo a svicolare dalla scelta. E invece la scelta è ineludibile, di fronte alla prospettiva di una nuova legge elettorale: visto che le soluzioni perfette non esistono, bisogna solo decidere – per il bene del Paese e a bocce ferme, possibilmente non nell’imminenza del voto – quale sia la soluzione con meno controindicazioni. Può sembrare una premessa elementare, e in effetti lo è, ma nei vaneggiamenti del dibattito attuale qualcuno sembra dimenticarla.
Eppure, basterebbe aver letto qualche libro negli ultimi trent’anni. Tipo La nostalgie de l’impuissance di Maurice Duverger, giurista francese e già europarlamentare italiano con il PCI, che nel 1988 distingueva l’Europa della decisione dall’Europa dell’indecisione. L’Italia dell’epoca, quella della talvolta compianta Prima Repubblica, era naturalmente nel secondo gruppo. Da noi – scriveva Duverger, che non è certo intellettuale di destra – le decisioni fanno paura: di fronte a una società complessa con numerosi centri di potere in eterna concorrenza (sindacati, partiti, imprese, gruppi di pressione) ci si rassegna all’idea che l’unica decisione possibile sia quella del compromesso parziale e provvisorio.
Allora la colpa veniva data al proporzionale, però l’arrivo del maggioritario non risolse il problema: due Camere con gli stessi poteri e la stessa legge elettorale, ma con due platee elettorali diverse, hanno prodotto spesso maggioranze non omogenee. Nella nuova legge in discussione, e in attesa che davvero si modifichi il Senato, il primo problema da risolvere è questo. Poi c’è quello del premio di maggioranza, che fa tanto gridare allo scandalo: giusto legarlo a una soglia non ridicola, per incentivare le coalizioni, ma chi si indigna come ai tempi della legge truffa del 1953 deve evidentemente aver vissuto all’estero negli ultimi 60 anni. Nei primi 40 l’Italia non conobbe l’alternanza, negli ultimi 20 non ha conosciuto – se non in qualche sprazzo berlusconiano – governi in grado di prendere decisioni, giuste o sbagliate che fossero, senza rischiare di cadere per un colpo di tosse della maggioranza.
La stessa ingenuità, se di ingenuità si tratta, domina il dibattito sui criteri di selezione dei parlamentari e sulla loro rappresentatività o meno degli elettori. Ai nostalgici delle preferenze basta ricordare i destini giudiziari di Samuele Piccolo (recordman a Roma nelle amministrative 2008) e Franco Fiorito (primo a Frosinone nelle regionali 2010), ai difensori delle liste bloccate il non indifferente numero di impresentabili mandati in Parlamento a Porcellum vigente. Esiste una soluzione intelligente, già sperimentata nel Mattarellum, e si chiama collegio uninominale: lì si mette insieme la facoltà di scelta da parte dell’elettore (che, come quando si siede a tavola in un ristorante, ha l’opzione fra tutti i piatti del menù) e il dovere dei partiti di selezionare i migliori candidati possibili, perché nell’opzione secca un candidato indigeribile rischia seriamente di farti perdere il collegio.
Se non si trova l’accordo sull’uninominale – Forza Italia non ha candidati sufficientemente forti e punta innanzitutto al voto di opinione trainato da Berlusconi, i centristi perderebbero di potere negoziale e Grillo sta giocando una partita tutta sua – allora si limitino il più possibile la lunghezza delle liste e la grandezza dei collegi: due punti su cui il Parlamento, tutto sommato, può ancora dire una parola. Altrimenti rischia solo di essere una replica del Porcellum, mascherato da un’abile operazione di marketing ma caratterizzato dai difetti di sempre.
[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]
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Tags: andrea sarubbi, bipolarismo, centrodestra, centrosinistra, elezioni, governo, italicum, legge elettorale, maggioranza, parlamento, porcellum, preferenze

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