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Mar
05

Italicum: Renzi ostaggio di Berlusconi di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Il Cavaliere accetta il compromesso di vararla solo per la Camera, ma poi rampogna il segretario del Pd richiamandolo al rispetto del patto scellerato sottoscritto con lui

E il Pd ritira gli emedamenti rinunciando alle preferenze


Renzi propone, ma Berlusconi dispone. E il gruppo del Pd alla Camrera si allinea! Sulla legge elettorale (il cosiddetto Italicum) – collocata in primo piano nell’agenda del nuovo presidente del Consiglio rispetto a problemi più urgenti ed importanti, secondo i voleri del vecchio i presidente del Consiglio espulso dal Senato perché riconosciuto responsabile di frode al fisco – tra i due è stato raggiunto un nuovo compromesso dopo un vertice del Cavaliere con tutto lo stato maggiore di Forza Italia: quello – sostenuto dal deputato bersagliano D’Attorre – di varare la nuova legge (che è peggiore e forse persino più incostituzionale del “porcellum”), ma applicandola solo alla Camera. Ciò significa che non la si vincola, come sarebbe logico, alla riforma del bicameralismo “perfetto”, cioè l’abolizione o la trasformazione del Senato in Camera delle autonomie.
Berlusconi nel momento stesso in cui dice di sì a questa soluzione, si dice deluso per il fatto che Renzi si fa frenare dal suo partito e, soprattutto, dagli alleati del Nuovo centrodestra nella esecuzione dei patti che ha sottoscritto con lui. Il gruppo del Pd si acconcia a questo ripiego giudicandolo “positivo perché è il segno che il cammino delle riforme può proseguire”. Un balletto indecente, tant’è che la riunione del comitato dei nove membri della commissione Affari costituzionali cui spetta esaminare e sfrondare gli emendamenti presentati da vari parlamentari, ha subito rinvii di ora in ora.
La giornata era cominciata con uno slittamento dell’esame della riforma della legge elettorale alla Camera. Il comitato dei nove, chiamato ad esaminare gli emendamenti prima dell’arrivo del testo in Aula, è stato rinviato al pomeriggio, poi alla sera. Ma il relatore Francesco Paolo Sisto (Fi) ha assicurato che “l’esame dell’assemblea sarà concluso rapidamente”, precisando che lo slittamento dei lavori dell’Aula dovrà comunque essere stabilito dalla conferenza dei capigruppo. Inoltre si insiste perché molti emendamenti siano ritirati perché i tempi per la discussione sono contingentati.
Ma ci sono altri emendamenti: uno della minoranza del Pd, che porta la firma dei deputati Lauricella, Naccarato, Bindi, Bruno Bossio, Lattuca, Malisani, Murer, Roberta Agostini, che prevede che la legge sia applicabile solo dopo la riforma del bicameralismo; poi quello firmato da Pisicchio del Centro democratico di Tabacci (che ne fissa l’entrata in vigore dopo un anno o 18 mesi); infine quello di Balduzzi (che ne prescrive l’entrata in vigore a gennaio 2016).
Però ciò che è grave è che il gruppo del Pd, in cambio del sì di Berlusconi al compromesso sulla limitazione della legge alla sola Camera dei deputati, accetta di ritirare gli altri emendamenti, il che significa rinunciare (almeno per ora) alla battaglia sulle preferenze, accettando che si vada ancora a un parlamento di “nominati” senza la possibilità per gli elettori di scegliere tra i candidati chi mandare in parlamento. Un vero e proprio tradimento della domanda che viene dai cittadini italiani e una violazione delle indicazioni della Corte costituzionale, che proprio questo punto ha indicato tra i motivi di incostituzionalità del “porcellum”.
In tutto questo caos Renzi mostra ottimismo rispondendo alle domande della rivista di gossip Vanity Fair via twitter dalla Tunisia, dove è andato a coppiere il primo viaggio all’estero: “la legge elettorale è irreversibile. Ce la facciamo, la portiamo a casa. E sarà una vera rivoluzione”. Bella ribvoluzione!
Di avviso diverso il presidente del Senato Pietro Grasso che dice: “Se il processo di riforma che ci apprestiamo ad avviare in Parlamento fosse guidato dall’intento di compiacere superficialmente l’opinione pubblica senza affrontare i problemi in chiave organica, si consumerebbe un tradimento del Paese e dei cittadini”.
26 ore di dibattito, circa 300 votazioni. Ricordiamo che la Camera ha programmato 26 ore di dibattito. Sono una cinquantina i nuovi emendamenti depositati che si sommano alle 406 già presentate e ai 136 sub emendamenti, arrivando a sfiorare quota 600. Ma, a causa del contingentamento, non tutti saranno esaminati. I gruppi potranno infatti mettere in votazione, viene spiegato, in totale circa 300 emendamenti al testo. Ma i voti potrebbero essere in concreto all’incirca 250, grazie all’accorpamento delle proposte di modifica identiche. Il problema, però, non sono i tempi, bensì il fatto che alcuni dei contraenti dell’accordo mettono in discussione ciascuno questo o quel punto del testo. Ncd insiste sull’introduzione delle preferenze, mentre i partiti centristi della coalizione (Udc, Pi, Sc) chiedono un abbassamento delle soglie di sbarramento (il 4,5% per i partiti in coalizione e l’8% per quelli che corrono da soli). Ma c’è molto altro ancora nel tentativo di togliere alla legge proposta dal duo Renzi-Berlusconi quel maleodorante alone di “porcellum” che la caratterizza.

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