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Nov
29

LA LOTTA DEI FALSARI ALLE FALSE NOTIZIE

dallarete01


Viene da ridere quando, leggendo il Fatto Quotidiano, Repubblica, il Giornale, si leggono intemerate contro le bufale nel web, contro Grillo che auspica le scuse dei giornalisti.
Vi siete fatti bene i conti? Vi conviene? (cit.)
E va bene, “tu l’as voulu Georges Dandin, tu l’as voulu”.
Attendiamo le scuse del giornalismo italiano, per aver MENTITO su tutte le vicende di geopolitica, dall’Iraq alla Siria, facendo passare gente a cui andrebbe tributata una medaglia al valore e alla memoria come Saddam Hussein, Gheddafi, Assad, Al Sisi, Mubarak, Ben Ali, come oppressori mentre difendevano il loro paese dall’ennesima aggressione imperialistica americana.
Qui occorre essere benevoli; non augureremmo a quei giornalisti ciò che è accaduto a Udo Ulfkotte, penna di Frankfurter Allgemeine Zeitung che plasticamente confessò: “Noi siamo pagati dalla CIA per mentire, altrimenti ci stroncano la carriera”, prima di morire per circostanze che ancora oggi vengono definite misteriose.
Allora volgiamo l’occhio su potecarelle di politica interna.
– Attendiamo le scuse del Fatto Quotidiano a Vendola per averlo, sfruttando una sua intercettazione, fatto passare come una “iena che rideva sul cadavere dei morti dell’ILVA” quando molto più banalmente si congratulava con il suo interlocutore telefonico per come agevolmente si fosse liberato della marcatura stretta di un molesto giornalista, che deve ringraziare (con buona pace delle sue pose da martire) di vivere in Italia e non in Russia.
– Attendiamo le scuse di Repubblica per aver creato un incidente diplomatico con la Germania, attribuendo a Berlusconi una frase ****mai pronunciata****: che la Merkel, citiamo testualmente, fosse una “culona inchiavabile”.
– Attendiamo le scuse de Il Giornale a Boffo, NON per aver dato una notizia VERA (ossia il patteggiamento di Boffo), ma per averla usata ad orologeria, a scopo intimidatorio e le scuse di Boffo per aver moralizzato contro Berlusconi, pur avendo qualche scheletrino da farsi perdonare.
– Attendiamo le scuse di tutti quei giornali che solgono sbattere mostri in prima pagina, marchiandoli a fuoco come assassini senza ancora essere stati rinviati a giudizio, causando il martirio e la morte di galantuomini come Marcelletti e Muccioli.
E giusto il disturbo, a vicenda conclusa, di dedicare un trafiletto alla pagina ottantasedici sull’assoluzione.
– Attendiamo le scuse di quei giornali che pubblicano in anticipo la notizia che una personalità della politica o del mondo finanziario, sia indagato, prima che l’indagato stesso possa saperlo. E a semplice scopo sputtanatorio.
– Attendiamo le scuse di chi ha gettato fango su Enzo Tortora, con vignette, editoriali giustizialisti, un’intera farsa basata sulle parole di un galeotto, salvo poi piangerlo post mortem.
– Attendiamo le scuse di chi ha pompato il fenomeno Saviano, oscurando le sue condanne per plagio, le sue palle sulla mamma di Impastato che lo avrebbe telefonato per incoraggiarlo (quando era morta tre anni prima della pubblicazione del libro) oppure sulla storia di Benedetto Croce.
– Attendiamo le scuse di Travaglio per tutte le bugie che ha raccontato in tutto l’arco della sua carriera su Berlusconi e in generale su chiunque non incontrasse le sue simpatie. E sempre col consueto metodo dello stralcio di tutto ciò che potesse costituire materiale difensivo.
– Attendiamo le scuse di tutta quella stampa che ha seminato negli italiani il disprezzo della cultura italiana, la diffamazione sistematica dell’italiano medio come popolo.
E per finire, visto che siamo in tema di autorità censorie, attendiamo che la stampa cessi di ammorbare l’uditorio con l’antifascismo, quando essa è tutelata e protetta dal fascistissimo ordine dei giornalisti; che peraltro, i paladini della Costituzione non sanno essere incostituzionale.
E l’elenco potrebbe proseguire all’infinito.
Li censuriamo tutti questi signori?
Oppure si vuol davvero far credere che il problema dell’informazione su Internet siano Il Giomale, il Fatto Quotidaino, Imola Oggi, La Rebupplica?
Per poi magari estendere il tutto a magazine che di balle non ne raccontano come Russia Today, Sputnik?
E magari, visto che ci si trova, anche qualche utente disallineato come tanti che su facebook, dalla Siria, dalla Russia, ci svelano le bugie dei media occidentali?
Volete davvero farmi credere che se censuriamo i siti di fake-news, poi il dibattito politico in questo paese migliorerà?
Uno studente oxfordiano perplesso si chiederebbe: “Me state pigghianno po culu?”
E soprattutto, chi garantisce che il controllore non sia magari infiltrato dai potentati editoriali per magari censurare chiunque tolga visite e soldi agli editori tradizionali?
Ah ma vi conosco mascherine, affiderete il tutto a qualche magistrato, perché si sa che il magistrato è come le Vestali, è un’entità altissima, purissima, levissima. Tranne quando dà ragione a Berlusconi che ovviamente nel lodo Mondadori ha trovato l’unico giudice corrotto del paese.
Oltretutto non ci si rende conto che, anche ad essere animati da intenti nobili, se si censura Internet, l’unica cosa che accadrà è che la gente andrà a reperire informazioni presso le darknet, un universo sconosciuto ai più (di cui un giorno parlerò) ma in crescita esponenziale: che rischierà, nel giro di un 4-5 anni, di soppiantare l’odierna Internet da noi comunemente intesa.
In questo modo, la gente andrà a caccia di quella libertà che non trova più in Internet, che nel frattempo sarà diventata (ma ci siamo quasi) qualcosa di simile ad un canale televisivo dove si fa solo broadcasting.
In questo modo, si certificherà il fallimento della censura.
Perché? Perché si è giocato al ribasso. Perché chi produce montagne di mondezza, continuerà a farlo. E ci sarà sempre un’opinione pubblica coprofaga che vorrà qualificare come informazione il godimento pornografico, la suggestione eiaculatoria (magari precoce).
E quel fronte di cani arrabbiati non si può fermare, neanche sventolando il tintinnio di manette e corti marziali.
Perché trae alimentazione da una rabbia tale che qualsiasi cosa venga dal sistema, non farà altro che gettare benzina sul fuoco.
Semmai, bisognerebbe (se davvero si ha a cuore la qualità dell’informazione) educare dolcemente il lettore a giocare al rialzo, a cercare la qualità, la veridicità delle fonti.
Invece, tra Selvaggia Lucarelli che ogni giorno che Dio manda in terra, se la prende con qualcuno; Scanzi che, senza essere ispirato dal caos nietzschiano, danza sulle note di Another brick in the wall dei Pink Floyd per festeggiare la vittoria del NO, tra una contumelia a Renzi e il quattrocentesimo articolo che pubblica per farci sapere di essere un intenditore di Giorgio Gaber; Scalfari che in una recente articolessa domenicale su Repubblica, auspica la creazione di uno stato islamico, tra tutti costoro il giornalismo degrada inesorabilmente. Fin qui il danno.
Poi la beffa: saranno loro a decidere chi potrà esprimersi liberamente e chi no.
Auguri e buon Minculpop a tutti!

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