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Dic
22

La non-notizia di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


“Renzi: per il Quirinale occorre un’ampia maggioranza”, “Renzi: Colle, serve la maggioranza più ampia possibile”, “Renzi: Quirinale: ampia maggioranza”, e così via: tra ieri e oggi decine e decine di titoli di siti web, giornali, telegiornali, televideo con sotto o a lato, il faccione beato di Renzi che, come ormai è consuetudine, intervista Fabio Fazio. Ma che giornalismo è quello che viene praticato da un anno a questa parte?
C’è una regola in questo mestiere: il titolo va fatto sulla notizia e notizia vuol dire cosa nuova. L’onnipresente capo del governo e segretario del Pd, tra le innegabili capacità comunicative, ne ha una in cui eccelle: riesce a trovare sempre il modo di inventarsi uno slogan propagandistico ad uso dei giornalisti, una fantasiosa legge da dare in pasto all’opinione pubblica (anche se sa che non l’attuerà mai), un personaggio, una istituzione, una organizzazione da additare come “gufo”, qualcosa che sia in grado di stupire gli sprovveduti. Ma ormai ha quasi esaurito il repertorio, avendo dato fondo persino alle battute più baldanzose sull’Europa.
Per cui domenica, tornato sulla pedana dell’ospitale Fazio – dove ”il tempo che fa” non è cambiato rispetto alla precedente ospitata di cui aveva goduto recentissimamente – non è riuscito a far altro che ripetere una assoluta ovvietà, ovvero una “non notizia”: per eleggere il presidente della Repubblica occorre un’ampia maggioranza. Che non è una concessione di Renzi, ma una regola scritta nella Costituzione in vigore in Italia da 66 anni (per la precisione 26 anni aM, ovvero 26 anni prima che nascesse Matteo). La comunicazione in Italia, fatte le debite e illustri eccezioni, è stata sempre incline al conformismo verso il potere. Ma ora stiamo scivolando verso il servilismo più sfacciato. E le eccezioni sono sempre più timide.

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