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Set
27

La pagliacciata di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Ma quale golpe della magistratura? Ma quale difesa della democrazia e dello Stato di diritto? Il vero atto eversivo, il vero attacco allo Stato di diritto, lo stanno tentando loro, il Cavaliere e i suoi scudieri, mettendo in scena, sulla pelle di tutti gli italiani onesti, questa tragicommedia dell’assurdo che è la minaccia di dimissioni in massa al momento della decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, evasore conclamato e condannato attraverso tre gradi di giudizio.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, parlando di “fatto politico istituzionalmente inquietante”, ha immediatamente alzato la voce e ha detto a chiare note che se qualcuno pensa con il ricatto di costringerlo a determinate mosse (ad esempio lo scioglimento delle Camere), si sbaglia di grosso. E da New York il presidente del Consiglio Enrico Letta ha fatto sapere che al suo rientro a Roma pretenderà una verifica di governo prima del 4 ottobre, giorno del verdetto della giunta sulla decadenza.
Perché una cosa è certa: così non si può andare avanti. E se il Pdl (o Forza Italia, chiamatela come volete) ha deciso di staccare la spina per suoi non certo nobili calcoli e tutti personali, ebbene deve dirlo esplicitamente, confessando i suoi reconditi pensieri e abbandonando il palcoscenico di questa sceneggiata. E poi, come ha detto il ministro Quagliarello (una delle poche persone che sembrano conservare un barlume di buonsenso), le dimissioni non si annunciano, si danno.
E dunque le diano, se proprio ci tengono tanto. A pensarci bene, la cosa avrebbe anche i suoi vantaggi. Pensate, ad esempio: non vedremmo più in aula (e di conseguenza nel giro delle tv) gente come Gasparri o la Santanché, come Capezzone o Brunetta, come la Gelmini o la Biancofiore. Vi pare poco? Inoltre, senza la loro presenza alla Camera e al Senato si abbasserebbe di colpo il numero legale e forse si potrebbero finalmente fare alcune serie riforme che i berluscones hanno sempre contrastato.
Già, ma se non ci sono loro, dirà qualcuno, ci saranno i “supplenti”. Vero. Perché – altra cosa che gli scudieri del Cavaliere si guardano bene dal dire – è che non è che nel momento in cui consegnano le dimissioni ai presidenti dei due rami del Parlamento i deputati e i senatori di Berlusconi prendono le loro bagattelle, si alzano e se ne vanno a casa. Eh no. Ci sono delle precise regole (parola che ai pidiellini fa venire l’orticaria). Innanzi tutto, non esistono dimissioni di massa. Il Parlamento deve discuterle ed eventualmente accettarle una per una (campa cavallo…) e potrebbe anche respingerle, costringendo il richiedente a starsene tranquillo al suo posto.
C’è infine un’altra variabile che il Cavaliere Disperato deve tenere di conto. Mica è detto che i primi dei non eletti chiamati a succedere ai colleghi uscenti abbiano a loro volta tutta questa voglia di dimettersi, senza neanche il tempo di assaporare l’ebrezza dello scranno parlamentare.
Insomma, se non ci fossero di mezzo cose drammaticamente serie come la stabilità, la credibilità sui mercati internazionali e presso le cancellerie del mondo, le immediate necessarie decisioni per ridare un po’ di fiato a famiglie e imprese, insomma, se non ci fosse tutto questo in ballo, questa vicenda andrebbe bollata per quello che è: una irresponsabile pagliacciata.

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