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Set
04

La parolaccia come arma di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Non ci stiamo avviando con decoro alla campagna elettorale che ci dovrà portare, al più tardi entro la primavera prossima, alla formazione di un parlamento che – proseguendo, e anche in parte correggendo, l’opera svolta tra infinite asperità e ostacoli dalla squadra di Mario Monti – dovrà esprimere un governo in grado di delineare un futuro per questo paese. Ancora una volta, purtroppo, grande consenso riscuote nell’opinione pubblica il dimenarsi scomposto di coloro che puntano sul fascino della demolizione, della distruzione, incuranti di proporre un progetto, un programma costruttivo e di farsene portatori. E, ciò che è peggio, incuranti i loro simpatizzanti di chiederglielo, anzi di pretenderlo.
Una responsabilità grande ricade sui mezzi di informazione – soprattutto televisivi ma non solo – che, in nome di una presunta (ma squallidamente ripetitiva) spettacolarizzazione per catturare ascolto, concedono spazi spropositati alle esibizioni di populisti e demagoghi di ogni provenienza, di recente e antica frequentazione dell’agone politico (“nani e ballerine” si diceva ai tempi del craxismo imperante) e alle loro farneticazioni e alle reciproche recriminazioni.
Solo marginale è lo spazio lasciato, fatte salve rare eccezioni, all’argomentazione – non quella che si esprime nei lapidari slogan da telegiornale – su idee, proposte, programmi tra cui gli italiani dovranno scegliere e su cui saranno chiamati a pronunciarsi, indicando di conseguenza coloro che a loro avviso possono essere in grado di attuarli.
Purtroppo i canali su cui l’attenzione della gente viene indirizzata provocano sbandamenti e deviazioni anche in uomini politici di consolidata esperienza, che hanno dato buona prova di sé quando sono stati chiamati ad incarichi di governo. E si lasciano coinvolgere e trascinare in battibecchi con guitti che magari una volta facevano anche ridere, ma che ora hanno trasformato le barzellette in parolacce e triviali invettive.
Un motivo in più per essere pessimisti.

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