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Mar
21

La prima volta di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Tante ne ha passate e tante ancora probabilmente ne passerà, ma l’aver perso il titolo di Cavaliere per Berlusconi deve essere stata una gran brutta botta. Per due motivi essenzialmente. Il primo è che si è dovuto autoinfliggere la punizione. Per evitare un’umiliazione ancor più devastante. Dopo la sua definitiva condanna condanna per evasione fiscale, in molti avevano infatti sollecitato la revoca del titolo. Fra i più agguerriti il conte Pietro Marzotto, il quale con una lettera al presidente dei Cavalieri del Lavoro del Triveneto, aveva sollecitato la revoca del cavalierato a Berlusconi per “indegnità”. Come accaduto ad esempio, a quell’altro galantuomo di Calisto Tanzi, il responsabile del crac della Parmalat. Quindi, per evitare l’onta di essere degradato sul campo, Berlusconi, soffocando il suo smisurato orgoglio, ha dovuto arrendersi almeno una volta all’evidenza e decidere nientemeno che le dimissioni, parola, anzi parolaccia a lui sconosciuta.

Il secondo motivo di cocente amarezza è che, al di là del colore e del folclore, l’aver perso con ignominia l’appellativo di Cavaliere è stato il colpo di grazia alla sua figura, diciamo così, professionale. E’ stato il crollo, come ha detto qualcuno, della leggenda del Grande Imprenditore. Dell’uomo che s’è fatto da sé, che ha creato un impero solo col sudore della fronte e la propria intelligenza. E non, come si ostinavano a ripetere i maligni e i “comunisti”, attraverso gli affari con la politica, i “regali” (leggi: concessioni tv) di Bettino Craxi e poi le leggi ad personam e ogni sorta di porcheria che servisse ai propri interessi.

Ora, finalmente, il Re (pardon, il Cavaliere) è nudo.

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