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Ott
12

La profezia inascoltata di Moisè Asta


ORA DI PUNTA

Da ministro degli Interni del fu governo Berlusconi, l’attuale esponente del superstite leghismo debossizzato, Roberto Maroni, aveva negato la presenza nel Settentrione della ‘ndrangheta, in quanto le ‘ndrine erano ed operavano solamente nel Sud. Ora invece, ad analizzare quanto, auspice il governatore lombardo Roberto Formigoni, è accaduto nell’area della Lega, ostenta una chiave di lettura ben diversa. La ‘ndrangheta, lassù, c’è. E come… E vi ha affondato così bene le radici da disporre, addirittura, di un vero e proprio supermarket di voti… a cinquanta euro cadauno. Un commercio, quello dei suffragi elettorali, che, di là da ogni aspetto di illegalità, non fa certo onore ai due Roberto.
Va riconosciuta, allora, la bontà della “profezia” dello scrittore casertano (anche lui Roberto) Saviano, il quale disse non solo di non aver “infamato” nessuno ma di aver semplicemente parlato di un fatto, frutto di un’inchiesta giudiziaria dell’Antimafia di Milano e Reggio Calabria sul nuovo assetto della ‘ndrangheta e sulla sua presenza culturale, politica ed economica in Lombardia”.
Ora che ha di che lamentarsi anche lui sui tentacoli sempre crescenti, immobilizzanti, pervasivi e strozzanti, Maroni farebbe bene a ripensare al danno morale ed anche di immagine da lui stesso prodotto negando, come un autentico sprovveduto, la tragica realtà di un fenomeno che, semmai, va stanato e contrastato fino ad estirparlo. L’impresa non è facile ma, impegnandoci tutti, gli esiti favorevoli e produttivi, non dovrebbero tardare ad arrivare.

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