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Giu
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LA PROPOSTA DELLO “IUS SOLI” 5 ANNI DOPO di Sergio Simeone


Il 12 ottobre 2015 la proposta di legge sullo ius soli veniva approvata dalla Camera dei deputati con il voto favorevole di 310 deputati, il voto contrario di 66 ( tutto il centrodestra con l’eccezione di Renata Polverini che si dichiarava favorevole ) e l’astensione degli 83 deputati 5 stelle. Il traguardo dell’approvazione finale sembrava facile e prossimo, ma il provvedimento non riusciva a completare l’iter parlamentare perché non sarebbe mai arrivato alla discussione e al voto in Senato.
Per ben cinque anni, ogni qualvolta si è presentata l’occasione di mettere nell’agenda dei lavori parlamentari il provvedimento che avrebbe riconosciuto come nostri concittadini migliaia di ragazzi, o nati in Italia o arrivati in Italia in tenera età e frequentanti le nostre scuole, veniva ripetuto come un mantra: è una cosa giusta, è una scelta di civiltà, ma questo non è il momento giusto.
Che cosa si intendeva dire con questa espressione? Si intendeva dire che i partiti favorevoli temevano la reazione negativa della gente che per quasi 5 anni è stata avvelenata dalla propaganda xenofoba della destra con risultati devastanti (vedi l’ascesa strepitosa della Lega di Salvini, passata in un solo anno dal 17% delle politiche al 34% delle europee proprio perché vista come robusta e spietata diga contro l’immigrazione).
Ma qualcosa negli ultimi mesi è cambiato. Innanzitutto la macchina propagandistica di Salvini si è inceppata, come risulta dai sondaggi elettorali di varie agenzie che vedono il leader della Lega in calo di circa 10 punti rispetto alle elezioni europee. Evidentemente comincia ad essere percepito per quello che è: un cinico fomentatore di odio, incapace di elaborare una proposta politica per il Paese. La vicenda poi della crisi dell’agricoltura per mancanza di manodopera ed il conseguente varo di una legge (anche se non del tutto soddisfacente) per regolarizzare i lavoratori stranieri ha fatto capire che i migranti se ben gestiti possono essere una risorsa e non un peso per il nostro Paese. Infine il caso Floyd, l’afroamericano barbaramente ucciso da un poliziotto a Minneapolis, non solo ha suscitato lo sdegno della stragrande maggioranza della popolazione degli USA, ma ha turbato anche gli italiani che hanno potuto riflettere su quanto sia ripugnante il razzismo.
A questo punto il mantra ripetuto in questi anni per bloccare lo ius soli (o ius culturae, come è stato ultimamente ridefinito) può essere rovesciato nel suo contrario: è il momento giusto per rimettere nell’agenda dei lavori parlamentari la proposta di dare la cittadinanza a centinaia di migliaia di ragazzi che vivono in Italia e aspettano da anni questo provvedimento. Il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Del Rio, questo lo ha capito ed ha chiesto che la proposta di legge, che porta anche la sua firma, sia ripresa e portata in Parlamento. La sua iniziativa avrà successo? Molto dipende a questo punto dall’atteggiamento dei Cinquestelle, che per il momento frenano. Ed è molto strano che un movimento nato e cresciuto agitando soprattutto parole d’ordine più etiche che politiche (onestà! onestà!), freni su un tema che ha un forte contenuto etico, perché ha paura di perdere voti sul versante destro e di conseguenza il potere. E dire che proprio l’attaccamento al potere è la maggiore accusa che il movimento rivolgeva ai vecchi partiti della prima e seconda repubblica.

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