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Ago
11

La questione democristiana di Nuccio Fava


ORA DI PUNTA


Il ministro Riccardi ha voluto rompere gli indugi e rendere esplicito il progetto di “rifare la Dc”, dopo il fallimento del bipolarismo all’italiana. Il richiamo è all’anniversario di De Gasperi ed è un richiamo importante e fortemente suggestivo : evoca il lungo percorso compiuto dai cattolici per maturare il passaggio dall’opposizione al governo – con in mezzo la tragedia della dittatura fascista e della guerra – e la capacità di ricostruire l’Italia con politiche di costante apertura e collaborazione democratica. Anche per questo non gli mancarono incomprensioni dentro la Dc e nel più vasto mondo cattolico, da quei settori timorosi e chiusi ad ogni attenzione a sinistra. L’intelligenza di De Gasperi seppe ancorare il suo centrismo democratico ad una costante attenzione e ad un “movimento verso sinistra” incardinato però nella prospettiva europea e nella scelta del patto Atlantico. Ma pur nella grandezza di De Gasperi la Dc ebbe altri leader autorevoli : almeno “due cavalli di razza”, Fanfani e Moro. Espressero il meglio dell’ispirazione ideale ed economico-sociale dei cattolici politicamente impegnati, restando Andreotti troppo racchiuso in una visione pragmatica e di conservazione del potere.
Resta la domanda del perché un grande partito protagonista della rinascita italiana e della governabilità del Paese si sia dissolto in coincidenza col crollo del muro di Berlino e con tangentopoli. La crisi in effetti era cominciata da prima, drammaticamente rappresentata nella foto di Aldo Moro assassinato dalle Br in via Caetani. Dinnanzi ai rischi del disfacimento, Moro aveva per tempo avvertito dell’urgenza di una “Dc alternativa a se stessa”, di una riscoperta ideale fondata sul “principio di non appagamento “, di continuo ascolto delle domande della società, specie dei giovani, del dovere della politica di tentare di corrispondervi.
Sono gli elementi più importanti che i promotori di questa nuova avventura di ispirazione democristiana dovrebbero sapere valutare a fondo. In ultima analisi non sarà decisivo né il nome né il numero di politici né di nuovi “notabili “ della società civile che garantiranno il risultato. Decisiva sarà la capacità di vera sintonia con un Paese sfiduciato e smarrito, l’ancoraggio a valori forti di solidarietà e giustizia capaci di motivare all’impegno anche i tanti cattolici scettici e sfiduciati.

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