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Mar
22

La rivolta dei boiardi contro la spending di Luca Della Monica



Spending review: tutti la vogliono ma per gli altri. E persino i manager e i boiardi di Stato con emolumenti che oscillano da un minimo di 500 mila euro l’anno fino a un milione e duecentomila reagiscono male all’ipotesi di un taglio, mentre non fanno una piega quando si ipotizza un taglio alle pensioni di 2500 euro lordi al mese. Esemplare la reazione dell’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti (che era nella lista dei possibili ministri del governo Renzi), il quale ha detto: ”Lo Stato può fare quello che desidera, sconterà poi il fatto che una buona parte di manager vada via. Questo lo deve mettere in conto. Non c’è dubbio che io lascerei l’incarico”.
”Io – precisa ancora – prendo 850mila euro l’anno, il mio omologo tedesco ne prende tre volte e mezzo tanto. Siamo delle imprese che stanno sul mercato ed è evidente che sul mercato – continua Moretti – bisogna anche avere la possibilità di retribuire, non dico alla tedesca e nemmeno all’italiana, ma un minimo per potere fare sì che i manager bravi vengano dove ci sono imprese complicate e con del rischio da prendere ogni giorno”. Secondo Moretti, dunque, ”senza stipendi adeguati imprese come la nostra, che fattura più di 10 mld di dollari all’anno, difficilmente si fanno”.
E il capo del governo come reagisce? Matteo Renzi prima afferma che intende
tirare dritto, ma poi precisa che “l’intervento sugli stipendi dei dirigenti pubblici sarà improntato a ragionevolezza”, tant’è che si dice sicuro che quando Moretti lo vedrà sarà d’accordo con me”. E lui si placa: ” Di Renzi mi fido”. Gli altri manager tacciono: sono convinti che, tanto, il peso dei tagli si scaricherà ancora una volta sui redditi più bassi. A chi gli perché a pagare sono sempre i poveri, un governante del passato rispondeva: perché sono molti e i loro redditi sono conosciuti.

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