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Apr
12

La sesta vita

marazico01-framed


La prima vita fuggì gemendo
con il lamento di una gazzella
la notte stessa che venni al mondo,
notte di pianto, senza una stella.
Assieme a lei se ne andò mia madre,
una bambina di quindici anni.
Uscii da lei che non respiravo,
nonna mi prese dentro i suoi panni.
Sputai sangue e sorrisi
e lei mi benedì.
Dai denti curvi di quel serpente
che mi baciarono fra le dita,
venne il veleno che lentamente
si portò via la seconda vita.
Ma la sapienza dello sciamano
e le preghiere del mio villaggio,
mi trascinarono per la mano
fuori dall’incubo di quel viaggio.
Sentii mia madre che mi chiamava,
ma nei suoi occhi non la guardai.
La terza vita persi una sera
mentre tornavo solo dal pozzo.
Erano in quattro, divisa nera,
non ebbi il fiato per un singhiozzo.
Il mitra a un palmo dal mio cervello,
mentre ridevano del mio terrore,
fece un rumore, ma di metallo.
Non uscì fuoco, ma per errore.
Quando poi se ne andarono
un albero abbracciai.
Perso di notte dentro al deserto,
senza più acqua, senza più rabbia,
chiesi alla luna di esser coperto
come un lenzuolo da quella sabbia.
Ma venne un uomo su un autocarro
che non doveva passar di lì.
Aveva gli occhi come un ramarro,
mi disse: – Visto? Non muori qui –
La luna era sparita
con la mia quarta vita.
Dentro alla stiva di quella nave
tanfo di vomito e di benzina.
La porta chiusa, serrata a chiave,
forse era sera, forse mattina.
L’acqua saliva e mio fratello
che mi diceva: – Tirami su! –
Lo sentii piangere come un agnello.
poi dopo non lo sentii più.
E la mia quinta vita
portò con se nel blu.
Ero da solo, dopo il lavoro,
nella baracca dietro la chiesa
rosso di sangue e di pomodoro,
nessuno a correre in mia difesa.
Lontano i fuochi, c’era una festa,
non mi sentirono, forte gridai.
L’ultimo colpo, sulla mia testa,
mi lasciò a terra e non mi rialzai.
Vidi mia madre ridere
e allora non tremai.
Lasciai la sesta vita
e in lei mi abbandonai.


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