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Set
12

LA SVEZIA E’ SOLO LA PUNTA DI UN ICEBERG

dallarete01


Quanto accaduto in Svezia sarebbe da analizzare singolarmente se fosse un fatto isolato, mentre è nient’altro che l’ennesimo segnale di un processo più profondo che tenterò di spiegare.
Non soffro di antropocentrismo, ossia della convinzione di vivere in un’epoca irripetibile della storia dell’umanità entro la quale si compiranno eventi straordinari, positivi o negativi, anche perché non sono un millenarista e credo che l’umanità non conosca catastrofi improvvise ma solo cambiamenti di equilibri e che la storia non sia nient’altro che la narrazione di ascese e discese verso nuovi e spesso millenari capitoli della storia umana.
Ma mai come in questa fase storica di profonda crisi economica e sociale che viviamo, a mio personale avviso si stanno per porre le basi della fine dei veleni prodotti dall’Ottocento.
E proprio perché antistorico è l’atteggiamento dell’antropocentrista, non bisogna cadere nell’errore di credere che quanto ci stia accadendo sia originato dalla crisi scoppiata nel 2008, che è solo un anello della catena e neanche il più importante così come due semplici anelli della catena siano da considerarsi persino le sciagure delle due guerre mondiali, dal momento che tutte le tragedie del Novecento sono appendici dei veleni disseminati dall’Ottocento.

In realtà, l’età in corso altro non è che l’inizio della fine dell’idealismo ottocentesco, dipanatosi in un secolo che nasce come inevitabile reazione all’illuminismo settecentesco che ha allungato e reso molto più qualitativa la vita umana, senza porsi il problema della sua sostenibilità, di come spartire le risorse, lasciando ai posteri l’onere di come gestire un’umanità enormemente cresciuta sul piano anagrafico, senza che a tale crescita corrispondesse un aumento delle risorse.
Ne sono seguite inevitabili carestie, tremende catastrofi umanitarie, gravissime crisi di sistema.
A tale stato delle cose, i filosofi dell’Ottocento hanno tentato di dare una cura che si fondasse sulla negazione della natura umana, dimenticando che Leibniz, non a caso l’inventore della prima calcolatrice e considerato per questo il precursore dell’informatica, quindi ben conscio di come non si possa alterare l’architettura del sistema nervoso umano, coniò una locuzione latina illuminante: natura non facit saltus, la natura non fa salti.
Il fondamento dell’intera struttura dell’idealismo ottocentesco, sia pure nelle sue più apparentemente antitetiche diramazioni, si fonda sulla negazione degli aspetti che l’idealista considera più deteriori dell’animo umano.
I prodotti ideologici di quel secolo (comunismo, nazionalismo, femminismo, immigrazionismo, democratismo, libertarismo, multiculturalismo, capitalismo) si suffragano sull’accantonamento dell’istinto umano nel prospetto della creazione di un uomo nuovo, fatto solo di razionalità e virtù e sprovvisto di “volgari interessi di pancia”.
Ma chi ha progettato tale costruzione, dimenticando l’architettura del sistema nervoso umano, non ha messo in conto l’inevitabile ribellione della natura umana.
L’uomo è stato educato a pensare che la democrazia sia il solo strumento con cui si può formare una classe dirigente ma alla fine scopre di cercare sempre, ovunque e comunque, l’uomo forte che gli risolva i problemi.
E’ stato educato a considerare la donna uguale ad un uomo ma poi scopre che è difficile sopravvalutare la donna se la percentuale di donne stupide che ha conosciuto è IDENTICA alla percentuale di uomini stupidi.
E’ stato educato all’idea che la propria nazione sia unica e insostituibile ma andando altrove si rende conto che può imparare tantissimo da un’altra nazione e a quel punto scopre che un conto è la tutela dell’interesse nazionale, presupposto del sovranismo, altro conto è il nazionalismo che presuppone un infondato primato razziale o culturale.
E’ stato educato all’idea che sia possibile mischiare forzosamente culture, razze e religioni senza uno stato forte che garantisca il rispetto delle regole, salvo poi osservare che queste culture, se non sono animate da un senso del limite, scatenano pericolosi conflitti.
E’ stato educato all’idea che è bello ospitare immigrati che arrivano a frotte sui propri territori, i quali sono sempre dei poveracci che scappano dal loro paese ma poi si rende conto che quando gli immigrati diventano troppi, tolgono il cibo a chi rimane in patria.
E’ stato educato all’idea che sia bello dividere il frutto del proprio lavoro con uno sconosciuto che non ha fatto nulla per meritarselo, ma poi scopre che lo sconosciuto non lo guarda con gratitudine ma pensa che gli sia dovuto per legge e al tempo stesso realizza che in fin dei conti non è così bello dividere il frutto del suo lavoro.
E’ stato educato a pensare che la libertà sia un bene primario, salvo poi rendersi conto che una libertà senza regole genera un universo di prigionieri senza catene fisiche ma con tantissime catene mentali.
E’ stato educato a pensare di non dovere solidarietà a nessuno e che l’unico scopo della propria vita sia accumulare soldi e onorificenze salvo poi rendersi conto che i tanti che rimangono fuori, talvolta anche non per demerito loro, generano una pericolosa sacca di malcontento che può esplodere sino a livelli che diverrebbero poi difficili da arginare.
E’ stato educato cioè a miti, a realtà aumentate, quando non a vere e proprie irrealtà.
Poi succede che la realtà si ribella e presenta il conto.
Nascono partiti sovranisti, xenofobi, anticapitalisti, antifemministi, antiabortisti, partiti che qualche volta si ispirano a dittatori di un passato più o meno prossimo.
E’ per questo che ciò che è accaduto in Svezia non si può arginare.
Perché non è che ha vinto un semplice partito che ha lavorato meglio rispetto ad altri, anzi ha vinto un partito che non ha mai avuto responsabilità di governo o di amministrazione, ergo a vincere è stata una visione del mondo non ancorata all’idealismo ottocentesco.
Semplicemente si sta chiudendo un’epoca.
Sta morendo l’Ottocento con tutto il peso dei suoi idealistici virtuosismi umanitaristi.
Si sogna l’arrivo di qualcuno che, indipendentemente dalle ideologie, faccia stare bene il suo popolo, contro ogni umanistica ideologia.
Sta ritornando il culto del buonsenso e non è detto che sia un bene, sia chiaro.
Ma l’umanità sta ritrovando se stessa e le sue pulsioni più profonde.
Il che potrebbe anche risolversi in una sanguinosissima resa dei conti.

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