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Feb
23

La tela di Penelope nella questione morale.


Al tornado di corruttele che stiamo assistendo in questi giorni, era ovvio che qualcosa si muovesse dal Parlamento per arginare e dare una –facies- pulita per le prossime lezioni regionali ; questo perché si è creato un clima di simbiosi tra corruzione e politica, facendo perdere credibilità nelle scelte dei candidati.
Tra i tanti panegirici fumosi tra governo ed opposizione si dovrebbe partire dal postulato che : « La corruzione è un reato specifico nel nostro codice, perché il fatto è dato dalla concessione di benefici economici, da un soggetto privato, per ottenere in cambio un comportamento illecito da parte di un responsabile pubblico» ; quindi è compito della Magistratura intervenire per reprimere questa violazione.
A questo punto il soggetto politico inquisito, per rispetto alla questione morale, dovrebbe “autosospendersi” in attesa del giudizio , a questo punto però si pone il problema della fondatezza delle indagini preliminari e se veramente la persona è coinvolta nei fatti ; abbiamo avuto una grande casistica di giudici che le loro inchieste sono tutte finite con un buco nell’acqua, ma creando gravi problemi alle persone coinvolte.
Per avere un minimo di certezza, la legge che dovrebbe stabilire i requisiti di candidabilità già per le prossime regionali, dovrebbe nel contempo affrontare la riforma della giustizia ponendo in essere dei punti sostanziali.
In particolare : «la condanna civile, penale e disciplinare di pubblici ministeri e giudici che abusano dei loro poteri e commettono errori in danno morale e patrimoniale dei cittadini» ; oltre che porre il limite a cinque anni, per passare in politica, dalla data delle sue dimissioni irrevocabili dalla magistratura.
Mentre, per chi è stato condannato per corruzione in via definitiva, fissare che il suo rientro in politica sarà possibile dopo dieci anni dalla data della sentenza.
Ovviamente queste ipotesi sono irrealizzabili, primo perché non esiste un vero valore morale nell’etica politica, secondo la casta della magistratura vorrà mantenere i suoi privilegi ad oltranza quindi si opporrà ferocemente.
Allora saremo alle solite dei pannicelli caldi, tanto chiacchierare senza costrutto, e la dichiarazione del ministro Ignazio La Russa : «Non accetteremmo mai che a un rinvio a giudizio corrisponda la non candidatura, ed in ogni caso la decisione finale è nostra e non della magistratura» ; fa capire quale sarà la conclusione di questa ennesima boutade del governo.

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1 commento

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  1. Avatar
    giorgia scrive:

    Pura utopia che ciò avvenga, avere liste pulite ma quando mai.

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