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Gen
02

LA TRAPPOLA DEL VOTO UTILE

dallarete01


Sui cieli della campagna elettorale volteggiano promesse, favole, miraggi
E questo si può anche comprendere: Bismarck amava spiegare che non si raccontano mai tante bugie come prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia.
E’ altrettanto normale, così, che ciascuno punti l’indice contro la menzogna altrui.
Ma c’è invece un assioma che trova sempre d’accordo i contendenti: attento a dove metti la tua croce sulla scheda, altrimenti la sprecherai.
Se si va a fondo di questo invito, non si tratta più di blandire l’elettore, quanto piuttosto d’intimargli un altolà. Voto utile, ecco il suo nome di battaglia.
Così ripetono all’unisono Renzi, Di Maio e Berlusconi, nemici nelle cabine elettorali, alleati nell’assioma.
Il ragionamento sembra essere imparabile specie con questa legge elettorale, dove se si raggiunge il 40%, si prende tutta la posta in palio: perché disperdere le forze, perché sciupare fieno per il cavallo zoppo, quando si può correre con un unico cavallo che può tagliare i nastri del traguardo?
Imparabile se non fosse che c’è una trappola logica dietro questo imperativo logico. Anzi due, anzi tre, anzi quattro.
Primo: l’imbalsamazione del passato. Siccome nel Parlamento uscente c’erano tre partiti a farla da padroni, spadroneggeranno per tutti i secoli a venire.
C’è un piccolo problema: le elezioni servono per decidere il futuro, non per scattare una fotografia sul passato.
Secondo problema, la santificazione dei sondaggi: non è forse vero che il Centrodestra, il PD e il Movimento 5 Stelle andranno in parlamento? Il che fa sorgere spontanea la domanda: e allora che votiamo a fare? Tanto varrebbe sostituire ai 40 milioni d’elettori con i mille italiani costantemente intervistati, risparmieremmo tempo e denaro.
Terzo: l’abolizione dei candidati. Fino a prova contraria, la scelta elettorale dipende dai programmi dei partiti, però dipende al tempo stesso dalle facce dei signori di partito. E se nel nostro collegio si presentasse una faccia da schiaffi? È sempre un voto utile quello dispensato al candidato inutile?
Tuttavia la spina più pungente è ancora un’altra e punge l’elettore, oltre che la logica e il principio di non contraddizione. Per osservarla non c’è bisogno di scomodare Aristotele: difatti se esiste un voto utile, specularmente esiste un voto inutile, e dunque un elettore inutile: non proprio il massimo di rispetto verso il popolo votante, tanto più di questi tempi, ora che gli anni d’oro del bipolarismo sono ormai un ricordo dell’infanzia.
Ma la proliferazione delle liste è un effetto del disorientamento del corpo elettorale, e di ciò portano i partiti la colpa, non noi elettori, quegli stessi partiti che hanno difeso il Porcellum con le unghie, fingendo di volerlo cambiare e lo hanno sostituito col Rosatellum; che si erano presentati con la promessa di aprire con un apriscatole il Parlamento; che in questi anni hanno detto di voler porre un argine contro il populismo; di fare la rivoluzione liberale.
Sicché non possiamo scegliere gli eletti, e a quanto pare nemmeno i partiti.
Facciamo così, una bella legge elettorale: a votare ci vanno solo i parlamentari uscenti, per me sarebbe una rottura di cazzo in meno.
Ah c’è infine un’ultima questione. Il voto utile è per definizione un voto contro: contro il nemico certo, ma altresì contro l’amico. Perché mette in guardia l’elettore contro la sua prima scelta, perché lo invoglia al male minore, altrimenti si beccherà il male maggiore. Dunque trasforma l’opzione elettorale in un atto d’inimicizia, o quantomeno di sfiducia: ti voto solo perché non ho fiducia che vinca il mio partito.
Ma che speranza c’è in un voto sequestrato dalla paura del nemico? Che speranza c’è in un paese ridotto a dover scegliere sempre il meno peggio?
Tanto più che, come spesso accade, il meno peggio col “più peggio” alla fine o ci si mette d’accordo o diventa irrilevante.
Questioni non da poco.
Ma, vi prego, non parlatemi di voto inutile.
Il vero voto inutile, oggi come oggi, è scegliere chi votare tra un satrapo ultraottantenne, un rottamatore sulla via di essere rottamato dagli stessi che voleva rottamare e un bimbominchia con seri problemi con geografia e congiuntivi e ha problemi con le email.
Che per un partito nato dal web non è male.

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