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Set
02

LA VERA TOLLERANZA…

marcello_veneziani


“C’è il paradosso di quegli universalisti illuminati che sostengono a spada tratta posizioni antirazziste e anticolonialiste ma poi ritengono che il bene dei popoli ieri sfruttati e ghettizzati sia quello di renderli simili a noi al nostro modello di società e di cultura. Senza avvedersi del colonialismo implicito e sottile che impregna fortemente la loro posizione, la loro idea di redimere i popoli da se stessi di affrancarli dalla loro stessa identità per convertirli al nostro sistema di valori. Quest’ultimo atteggiamento, largamente diffuso, ci induce a considerare che sono possibili vari tipi di razzismo, oltre quelli esecrati dai mass media e dall’opinione pubblica progressista.

Diceva Simone Weil che “il razzismo consiste nel collocare il bene nei vincitori” e questo tipo di razzismo ci pare oggi ben più presente nella società occidentale che non l’altro, arcaico razzismo. È un razzismo culturale e sociale, non dichiarato, contro chiunque non condivida l’ideologia e il modus vivendi vincenti dei nostri anni e non sia attivamente integrato nel “cono di luce” di certa modernità. Su quell’ideologia, fondata sull’egemonia del profitto, sul feticismo del mercato, sul totemismo del successo e della spettacolarità, e sull’utopia dello sviluppo illimitato, sorge quello storicismo progressista e intimamente razzista in base al quale è necessario che tutti i popoli si sviluppino lungo questa strada, se non vogliono considerarsi incivili ed arretrati. Il più grande e doloroso razzismo contro gli immigrati provenienti dai cosiddetti “paesi in via di sviluppo” (altra espressione retorica e fuorviante fondata sull’universalizzazione della nostra idea di sviluppo) è proprio chi considera necessario redimerli dalla loro cultura, dalla loro terra, dalle loro tradizioni; di chi inserisce forti elementi di squilibrio nei loro paesi costringendoli a inseguire, in modi inadeguati e schizofrenici, un modello di sviluppo che non appartiene al loro humus, alla loro mentalità, alle loro risorse.

Sarebbe da ricordare ai progressisti umanitari che la vera tolleranza non è quella esercitata verso gli eguali o verso chi vogliamo rendere simili a noi, ma verso chi è diverso da noi.”

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