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Dic
07

LA VITTORIA DELLA LE PEN E’ LA FINE DELLA GLOBALIZZAZIONE


Pochi sono riusciti a capire la reale portata della vittoria di Marine Le Pen.
E non riusciranno a farlo se prima non si capisce qual è il quadro in cui la leader del Front National si muove ed i nemici contro cui essa combatte.
Chi pensa che sia soltanto una vittoria della paura, una vittoria della “razza francese” contro gli immigrati, non ha capito NULLA di questo voto, la cui portata è tale da far venir meno anche i tanti dubbi che si possono nutrire sull’antieuropeismo che alcuni autorevoli commentatori politici ritengono finanziato e appoggiato da Washington.
E’ un voto contro una visione del mondo ben precisa, chiamata MONDIALISMO.
Questa visione pretende che vi sia un mondo senza stati e senza nazioni.
Senza tradizioni culturali.
Ed è promossa da elites ben organizzate, le quali ritengono che il mondo debba essere un’unica grande nazione. Targata Stati Uniti d’America.
In nome di questa visione, le sovranità nazionali vengono duramente colpite attraverso speculazioni finanziarie, colpi di stato, i quali servono unicamente a distruggere chiunque si opponga al disegno.
Per supportare economicamente e dunque politicamente questo piano, occorrono soldi e capacità politiche; esistono circa 300 famiglie che detengono il 90% delle materie prime di tutto il mondo e queste famiglie detengono anche l’80% di tutto il comparto bancario mondiale.
Quando si detengono le materie prime alla base e nel contempo si è proprietari di banche, cioè si decide in sostanza chi debba avere il credito per fare impresa e chi no (e raramente il criterio della scelta è meritocratico) il potere che ne deriva è immenso.
Questo potere è usato per far fuori chiunque (sia esso leader o partito politico o realtà imprenditoriale) creda ancora ad un mondo multipolare, all’idea cioè che abbia senso dirsi italiani piuttosto che francesi, tedeschi, russi o americani.
Chinque creda che abbia senso preferire di parlare la lingua italiana piuttosto che quella inglese.
Chiunque ritenga preferibile mangiare la pizza, bere caffè o vino italiani, piuttosto che mangiare il cheeseburger o bere il caffè internazionale.
E più seriamente, chi ritiene che un’economia sociale di mercato sia preferibile ad un liberismo che si sostanzia nell’idea che i non funzionali alla dittatura del consumismo debbano crepare, oppure ad un comunismo teso ad appiattire con la violenza le inevitabili differenze tra gli individui.
C’è un unico filo, quello che unisce le primavere arabe, Al Qaeda, l’ISIS a Tangentopoli, l’aggressione cioè agli ordini della CIA di tutta la classe dirigente italiana. Ma anche la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta.
Anche i golpe in Ucraina, ove si sono finanziati senza ritegno i movimenti neonazisti pur di dare addosso a Putin.
Ed è il filo del mondialismo di marca americana. Che non cerca il potere attraverso il consenso bensì attraverso la meschinità e la violenza.
Culturalmente, l’obiettivo viene perseguito lavorando affinché cinema, musica, arte e cultura, distruggano tutto ciò che si oppone a questa visione del mondo.
Obiettivo è quello di trasformare l’uomo sapiente e pensante, in un uomo consumante.
L’unico obiettivo è vendere, vendere, vendere. Costringere cioè l’individuo, attraverso la distruzione di tutte le istituzioni che si oppongono a questa visione, a trasformarsi in un soggetto adatto solo a consumare.
Perché l’obiettivo è uno solo, arrivare ad un’unica grande nazione mondiale.
Questa visione potrebbe anche essere condivisibile se non fosse per due ragioni.
La prima è molto concreta e ovvia: ci sono paesi (la Russia, la Cina, l’India) che non ci stanno a vedersi disarcionate da una nazione che si sente in diritto e in dovere di imporre la sua visione del mondo anche a loro. E, per quanto possono, cercano di opporsi.
La seconda è più dottrinale: perché si abbia un’unica nazione mondiale, deve esistere un unico stato chiamato Mondo ed espressione di tutte le istanze culturali del pianeta. Non deve esistere davvero nient’altro.
Se esistono già due diritti, lo stato unico mondiale non può esistere.
Ma l’approdo a questo mondo ideale prevederà, per forza di cose, una terrificante guerra mondiale alla fine della quale, la popolazione sarà ridotta a poco più di poche centinaia di milioni di persone, che è poi il vero programma a lungo termine dei mondialisti.
Non so se definire più criminale o più folle una visione di questo tipo del mondo.
Quel che so è che la vittoria della Le Pen va in questa direzione.
E’ la vittoria di una donna che certo è quanto più possibile lontana dalle follie del bolscevismo comunista. Ma è anche lontana dal criminale anarcoliberismo americano, dall’idea cioè che gli stati non debbano esistere e che sia la finanza, con i suoi mostruosi egoismi, a decidere come debba muoversi il mondo.
Ovunque in Europa sorgono partiti antieuropei, no-global. Ovunque l’ideologia anarcoliberista si sia espressa, sono seguite gravissime crisi socio-economiche.
La Le Pen ha vinto contro questa ideologia criminale.
E io applaudo questa vittoria.
Sognando che in Italia sorga presto un Fronte Nazionale italiano, che andrei a votare senza esitazione.

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