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Apr
24

L’amaro calice di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Ora che Enrico Letta ha ricevuto l’incarico da Giorgio Napolitano, comincia del Pd la vera sfida all’Ok Corral. Altro che i mal di pancia e i distinguo dell’ultima direzione del partito. Altro che i rancori, le vendette o le ambizioni personali che hanno gettato i Democratici nel lacerante psico-dramma vissuto con il “tiro al piccione” (Marini prima e Prodi poi) sui candidati al Colle.
Ora che il vicesegretario pd, presidente incaricato, dovrà scrivere in una lista di ministri alcuni dei nomi che necessariamente saranno “suggeriti” (per non dire “pretesi”) dagli antichi avversari berlusconiani, il dramma potrebbe diventare tragedia, fino a trasformare i dissensi in conclamata scissione. Perché se il governo – come Berlusconi vuole – dovrà essere di “alto profilo” politico, inevitabilmente in quella lista dovranno comparire personaggi assai difficilmente digeribili al popolo dei democratici (Alfano, Schifani, Gelmini, tanto per citare alcuni dei nomi che circolano più insistentemente).
E’ vero che Enrico Letta ha detto che questo governo non si deve fare “a tutti i costi”, ma è altrettanto vero che per ben due volte nel suo discorso al Quirinale, all’uscita del colloquio con Napolitano, ha avuto quel che si definisce un “lapsus freudiano”, confondendo il presidente della Repubblica con il presidente del Consiglio. Perché, in realtà, è lui, è Napolitano, che ha in mano il mazzo di carte. E stavolta con quei due assi in più che si chiamano dimissioni o scioglimento delle Camere.
Due assi che, se calati sul tavolo, significherebbero voto anticipato (e non proprio immediatamente). Il neo riconfermato a furor di parlamento presidente della Repubblica è stato chiarissimo: non ci sono alternative all’eventuale insuccesso dell’operazione targata Letta.
E, in questo momento, per il Pd tornare alle urne sarebbe un rischio mortale. Anche Gesù, il Nazareno, nell’Orto di Getsemani, ebbe un momento di debolezza e chiese a Dio di allontanare da sé l'”amaro calice”. Ma, alla fine, disse: “Sia fatta la tua volontà”. Poi arrivò Giuda a baciarlo e tutto si compì. Nel caso del Pd, invece, Giuda è arrivato prima.

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