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Dic
29

Le bugie hanno le gambe corte

andreasarubbi


Premessa. Da due giorni – da quando, cioè, alcuni organi di informazione hanno riportato la mia risposta a un deputato M5S qui su Facebook – sono preso di punta da militanti Cinquestelle che mi insultano e mi danno dell’incompetente, spiegandomi bene il regolamento della Camera (che evidentemente nei 5 anni passati lì non sono riuscito a capire). Starei zitto, se questi insulti non venissero anche in risposta a mie foto o riflessioni personali, peraltro riguardanti alcuni lutti recenti che mi hanno (in diverso modo) turbato. Scrivo dunque questo post per due motivi: il primo è far luce sulla vicenda, il secondo è trovare un modo per convogliare gli insulti. Insultate qui sotto, insomma, ma lasciate stare i miei pezzi di vita personale.

Che cosa è successo. Il 22 dicembre sera il governo ha messo la fiducia sul Salva Roma. Fino a quel momento, M5S e Lega (soprattutto Lega, ma M5S faceva sponda) stavano facendo ostruzionismo, con l’obiettivo di spuntare qualcosa: la tattica delle opposizioni (di ogni legislatura) è portare la maggioranza a ridosso della scadenza del decreto oppure alla vigilia di una festività importante (Natale, appunto); a quel punto, per non far scadere il decreto o per non passare Natale in Aula tra le chiacchiere, la maggioranza è normalmente più malleabile e non è raro che passi qualche emendamento concordato con le opposizioni stesse. Con la questione di fiducia, il 22 era saltata la possibilità di cambiare il decreto, ma c’era comunque l’obiettivo simbolico (e importante, visto l’astio dell’elettorato Cinquestelle verso la casta e la voglia di vendetta sui parlamentari) di far passare le feste in Aula ai deputati. Del resto, in diverse altre occasioni, M5S aveva continuato l’ostruzionismo anche dopo la fiducia, per denunciare – cito – “l’ennesima porcata”.
Anche stavolta poteva andare così. Bastava non concedere la deroga alle 24 ore dopo il voto di fiducia (che deve avvenire, secondo il regolamento della Camera, almeno 24 ore dopo la posizione della fiducia da parte del governo) e poi proseguire l’ostruzionismo a oltranza sugli ordini del giorno. Tra illustrazioni e dichiarazioni di voto, i Cinquestelle – meglio ancora se appoggiati dalla Lega, che odiava il Salva Roma – avrebbero potuto tenere i deputati delle altre forze politiche inchiodati alla sedia almeno fino al cenone della vigilia; tra l’altro, vista la difficoltà della maggioranza di tenere il numero legale (perché un po’ di deputati erano comunque in viaggio per casa), avrebbero messo al governo un discreto spavento. Invece hanno preferito tornare a casa in tempo e così (dopo una riunione di gruppo) hanno cambiato atteggiamento: stop all’ostruzionismo, sì alla deroga delle 24 ore (ripeto: si può votare la fiducia prima delle 24 ore solo se tutti i gruppi sono d’accordo, e loro hanno dato il via libera), fine dei lavori il 23 nel primo pomeriggio, in modo da permettere a tutti i deputati di prendere il treno o l’aereo per tornare a casa.
Da parte mia, non ci vedo nulla di male: trovo naturale che i parlamentari passino il 24 dicembre con la famiglia, né credo che i problemi dell’Italia si risolvano tenendo aperta l’Aula a oltranza su robe inutili e barocche (come l’illustrazione degli ordini del giorno). Ma il problema è la loro faccia tosta di fronte al proprio elettorato: anziché stare zitti, hanno detto (Gianluca Vacca su Facebook, appunto) che volevano “inchiodarli tutti in Aula, e farli lavorare a Natale e Capodanno”. E giù una manica di like, da parte degli assetati di sangue. Io ho risposto che non era vero, e che non dovevano dire bugie. E qui è nato il caso.
Ma la morale della favola è un’altra: la Camera ha votato per l’ultima volta il 23 dicembre e l’Aula è ora riconvocata l’8 gennaio 2014: 16 giorni di vacanza, come alle medie, anche per chi aveva promesso di passare la mezzanotte a Montecitorio.

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