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Set
10

Le cose giuste nel posto sbagliato di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Prima disse: “escludo di entrare in politica”. Alcuni giorni giorni dopo aggiunse: “Per ora”. Ma domenica, partecipando alla festa del Fatto quotidiano, si è lasciato andare. A conclusione di un lungo monologo, svolto con tono dimesso – e perciò sotto lo sguardo a volte compiaciuto, a volte dubbioso, di Marco Travaglio – ha detto ai presenti: “Dovete cambiare la classe dirigente e questo ceto politico”, perché è difficile far emergere tutta la verità sulle stragi mafiose “con questo parlamento che ha approvato leggi ad personam e che è responsabile del disastro legislativo in cui ci siamo trovati”. E così, dicendo delle cose giuste nel posto sbagliato, di fatto il pubblico ministero palermitano Antonio Ingroia è entrato in politica. Di più: quando dalla platea sono partite manifestazioni di pesante dissenso contro il presidente della Repubblica (che lui fino ad ora ha sempre difeso in interviste e pubbliche dichiarazioni) Ingroia non ha fatto nemmeno un cenno di dissociazione. C’è da supporre che difficilmente prenderà l’aereo per il Guatemala per andare ad assumere l’incarico affidatogli dall’Onu, è più faile che cerchi di prendere l’aereo per Roma, destinazione Montecitorio, magari insieme con il suo capo, il procuratore capo Di Matteo. Il richiamo fattogli dal presidente dell’Associazione magistrati, Rodolfo Sabelli, ad attenersi all’imparzialità del ruolo rimarrà inascoltato, anzi è probabile che venga usato dai suoi supporter per gridare che gli si vuol mettere il bavaglio. Il tutto accade con il trionfante compiacimento di chi, a copertura di corruzioni, scandali e leggi ad personam, sostiene l’esistenza di un “partito dei magistrati”. Bel risultato.

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