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Mar
10

Le giravolte del Renzi “miliardario” di Ennio Simeone



Non teme di smentire se stesso e il Pd su parità uomo-donna, liste bloccate e sbarramenti per tener fede alle promesse fatte a Berlusconi. Poi annuncia miracolose ricette per la crescita senza dire, finora, dove prenderà i soldi. Speriamo bene
Dopo aver menato vanto di aver attuato la parità uomo-donna nel governo con 8 ministri per parte, Matteo Renzi – che si è smentito subito dopo nel formare la squadra dei sottosegretari (9 donne su 44) – ora che spinge verso l’approvazione della nuova legge elettorale che ha concordato con Berlusconi sostiene che la parità non la si afferma con il numero delle poltrone ma con il numero di asili nido che si fanno funzionare. Il ragionamento potrebbe essere anche valido e condivisibile, però sconcertano la rapidità con cui questo personaggio cambia opinione affermando con disinvoltura l’esatto contrario di ciò che ha detto il giorno prima, avendo come unico obiettivo il raggiungimento di uno scopo contingente. Ciò ne accentua pericolosamente la inaffidabilità, che potrebbe avere riflessi nefasti sulla credibilità internazionale dell’Italia oltre che sulle sorti del nostro paese.
Ma oggi (domani si vedrà) il suo problema è far approvare dalla Camera quella legge elettorale porcata elaborata, sotto la vigilanza di Berlusconi, con il conterraneo Verdini, il più spregiudicato tra gli stretti collaboratori del Cavaliere nelle faccende più spericolate. E poiché la condizione che Berlusconi gli ha posto è quella di avere carta bianca nel nominare (dagli arresti domiciliari o dal luogo dove sarà mandato dai giudici il 10 aprile a prestare servizio alternativo) i candidati da far eleggere – una condizione che non dispiace neanche per sé nella veste di segretario del Partito democratico – Renzi è pronto a tutto, è pronto a trovare qualunque giustificazione sia per rinunciare alla “parità di genere” nelle liste, sia per mantenere quei tetti di sbarramento esorbitanti per l’accesso al parlamento, sia – e questa, secondo noi, è la concessione più grave e inaccettabile allo stile padronale del cavaliere di Arcore – per dire no alla richiesta della stragrande maggioranza degli elettori di poter scegliere, attraverso le preferenze, quali candidati mandare in parlamento.
Purtroppo nel Pd è sempre più flebile la voce di coloro che tentano di fermarlo e sempre più numeroso lo stuolo di coloro che lo assecondano nella speranza di ottenerne un ricompensa con la riproposizione in lista quando si andrà a votare.
E’ un quadro sconfortante che ora Renzi cercherà di nascondere all’opinione pubblica abbagliandola con i roboanti annunci di scuole da visitare e di miliardi di tasse da abolire senza indicare dove li andrà a prendere, di sussidi da erogare e di riforme da attuare con la bacchetta magica, esponendo mediaticamente con martellante insistenza il suo osso del collo come pegno. Pronto, come già ha tentato di fare qualche giorno fa, a dare la colpa a Enrico Letta se dovesse romperserlo.

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