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Mag
17

Le sorprese delle urne


ORA DI PUNTA

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di Ennio Simeone


Tra exit poll e proiezioni una prima valutazione, sia pur ancora parziale, delle indicazioni emerse dalle urne, soprattutto quelle delle grandi città, si può fare schematicamente per punti. Ma uno è di evidenza solare: la sconfitta di Berlusconi. Lui ha voluto dare un valore di test politico nazionale a queste elezioni, fino a presentarsi come capolista per il consiglio comunale di Milano, e a Milano la sua candidata è stata sorpassata dal candidato del centrosinistra, le liste che l’appoggiavano hanno avuto più voti di lei, ma non arrivano oltre il 45%, la Lega ha avuto una batosta. Il Cavaliere non può più dire di essere espressione della “volontà popolare”.
E vediamo le altre indicazioni emerse.
1. Il centrodestra perde consensi quasi ovunque ottenendo risultati inferiori alle previsioni.
2. Il centrosinistra risulta vincente soprattutto dove aveva un candidato credibile e dove aveva saputo bene amministrare, come dimostra il caso di Torino con Piero Fassino, sperimentato dirigente di partito e successore di Chiamparino.
3. L’elettorato di centrosinistra, là dove c’era da affrontare uno scontro frontale, ha preferito candidati di area ma con posizioni più nette: oltre al caso di Milano, dove ha sostenuto Pisapia, proposto dalla sinistra nelle primarie, va segnalato il caso di Napoli, dove De Magistris (voluto da Di Pietro e Vendola) sopravanza Morcone (candidato del Pd), che ottiene un numero di suffragi marcatamente inferiore a quello delle liste a lui collegate, il che vuol dire che molti elettori di centrosinistra hanno usato il voto disgiunto.
4. Ciò ha ridimensionato in buona misura le velleità demagogiche egemonizzate da Beppe Grillo, anche se non favorirà il centrosinistra nei ballottaggi, dove sarà problematico convincere i centristi a sostenere i candidati “non moderati” a Milano e Napoli. Per cui quella di oggi rischia di trasformarsi domani in una vittoria di Pirro.
5. L’area centrista viene abbastanza schiacciata dal bipolarismo, su cui si polarizzano le scelte dell’elettorato.
6. La Lega ha una flessione: bisognerà capire se al calo di consensi ha contribuito un certo disimpegno rispetto al berlusconismo.
Naturalmente nelle prossime ore, con tutti i risultati reali alla mano, sapremo se queste considerazioni troveranno conferme o smentite o se andranno, ameno in parte, corrette.

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