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Gen
11

L’Italia delle percentuali

le differenze

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rmai nel nostro paese siamo ridotti al “pollo di Trilussa”, diventato celebre a livello matematico e dell’ osservazione famosissima che se qualcuno mangia due polli, e qualcun altro no, in media hanno mangiato un pollo a testa, anche se di fatto sappiamo che uno non l’ha mangiato.
I media, con fare roboante, ci annunciano che nelle imprese sono calati i fallimenti del 4,8% in undici mesi, aziende soffocate dalla crisi e dell’avidità fiscale, maggiormente sui commercianti che devono barcamenarsi per sopravvivere.
Poi visto che siamo in ripresa, sembra che tornano a salire i prezzi delle case, difatti nel terzo trimestre del 2015 l’Istat ha registrato un incremento dello 0,2%, apperò, ma con il calo su base annua che si attesta al -2,3%, in rallentamento rispetto al -3% rilevato nel secondo trimestre; insomma gira che ti rivolta siamo sempre allo stesso punto.
Ma tra le tante percentuali italiche, quella più esilarante ce la racconta sempre l’Istat, allora la pressione fiscale nel terzo trimestre 2015 è salita dello 0,1%, al 41,4%, che poi in realtà è ben superiore, come denunciato da Enrica Laterza, presidente di Coordinamento delle Sezioni riunite della Corte dei Conti: “L’Italia ha “una pressione fiscale difficilmente tollerabile”.
Però stranamente le famiglie italiane hanno più reddito! Perché a detta dell’Istat nel terzo trimestre del 2015il reddito disponibile delle famiglie consumatrici in valori correnti è aumentato dell’1,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,5% nel confronto con il corrispondente periodo del 2014.
Addirittura il potere di acquisto è aumentato invece dell’1,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,3% sul terzo trimestre del 2014, nei primi tre trimestri del 2015, nei confronti dello stesso periodo del 2014, il potere di acquisto è cresciuto dello 0,9%.
Ergo, eccoci alla storia dei polli trilussiani, la realtà italiana fatta di percentuali è bel lungi dalla realtà dei fatti, il ceto medio continua a sparire e la forbice continua ad ampliarsi tra povertà e sopravvivenza; ovviamente da questa storia chi ne è escluso è la casta.

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