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Apr
10

L’occupazione & Il compromesso di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


L’occupazione
Ieri i parlamentari del movimento Cinquestelle sono rimasti, al termine della seduta, nelle aule della Camera e del Senato fino a mezzanotte e un minuto per una protesta (“non chiamatela occupazione”, ha raccomandato uno di loro in tv) contro la mancata formazione delle commissioni che si occupano, in sede legislativa e in sede referente, delle leggi che poi il governo deve attuare. Inutile spiegare loro che se non si forma il governo le commissioni diventano un fatto pressoché inutile e, per di più, non si riesce ad attuare quel principio democratico secondo cui la presidenza di alcune di esse spetta a rappresentanti della opposizione, visto che – in mancanza di governo – non si sa ancora da chi sia composta la maggioranza e da chi l’opposizione. Per fortuna i grillini (“non chiamateci così”, ribadiscono stizziti) hanno impiegato tutto il tempo a leggere la Costituzione. Almeno da oggi sanno qualcosa di più sui compiti che spettano agli onorevoli. Per carità, “non chiamateci onorevoli, ma semplicemente cittadini”, rimproverano. Sì, d’accordo: ai cittadini che siedono in parlamento. Di quelli che non siedono in parlamento chissenefrega, e poi hanno già il diritto di ascoltare i monologhi di Grillo. Non gli basta?
Il compromesso
I sostenitori, di vario calibro e collocazione, della riedizione riveduta e corretta del “compromesso storico” fondata su un patto tra Pd e Pdl ripetono che questa alleanza è l’unica che consente di dare all’Italia un governo “stabile”. Tutti quelli che lo affermano sanno che non vi sarebbe nulla di più precario, e cioè sanno di dire una sciocchezza, smentita dalla recente esperienza della “strana maggioranza” che sosteneva (si fa per dire) il governo Monti, con Berlusconi che minacciava di “staccare la spina” appena il Professore si proponeva di fare una cosa a lui sgradita. E l’ha staccata, infatti, provocando elezioni anticipate senza che venisse cambiata la legge elettorale. Eppure insistono. A partire da Napolitano. Per di più colpevolizzando Bersani se si rifiuta di organizzare un pasticcio del genere. Che almeno abbiano il coraggio di chiamarlo “compromesso anti-storico”. Oppure “compromesso instabile”.

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