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Ago
01

Lombardo e lombardo di Nuccio Fava


ORA DI PUNTA


Lascia con dignità il governatore della Sicilia, terra dalla storia sempre ricca e complessa. Anche nelle diversità dei suoi territori: tra oriente e occidente, tra Palermo e Catania, tra Siracusa e Trapani, e le isole che la contornano. Ricco di storia anche l’interno, con centri come Caltagirone, patria di Don Sturzo, come piazza Armerina, terra dello splendido mosaico del Casale e delle prime ragazze in bikini della storia, come Noto con la sua cattedrale finalmente restaurata splendidamente dopo il terremoto. Ma alla bellezza dei luoghi e dei monumenti non sempre si è accompagnato il buon governo e in qualche misura – sia pure differente – la considerazione amara può valere ormai per l’Italia intera visto che da tempo le mafie hanno cominciato a risalire tutta la penisola, intrecciandosi con malaffare e corruzione fin dentro la politica e le imprese anche del nord.
Lo aveva denunciato Leonardo Sciascia parlando di “una linea della palma” in avanzata verso la padania.
Su Lombardo del resto pesa il sospetto di contiguità esterna – tutta da dimostrare, naturalmente – ma lui ha voluto essere di parola e prima di ogni incriminazione formale ha deciso di dimettersi. Un gesto che merita rispetto.
Piu clamoroso ne risulta il confronto con il Formigoni, che a Milano resta imperturbabile al suo posto nel Pirellone, nonostante i numerosi indagati della sua maggioranza, la squallida vicenda della Minetti eletta nel suo listino, le pesanti ombre di corruzione e malaffare che lambiscono abbondantemente i suoi comportamenti da presidente della Regione lombarda, cosi diversi da quello della Sicilia, che si chiama Lombardo.

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