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Apr
19

L’onda “anomala” di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Lo tsunami è arrivato. Si è abbattuto con forza devastante sulle coste del Pd, spazzando via sogni e illusioni e illustri personalità come Franco Marini, Romano Prodi, Rosy Bindi e Pierluigi Bersani. Tutte persone degnissime ma, evidentemente, non in grado di reggere all’urto dell’onda “anomala” provocata da un risultato elettorale figlio del “porcellum” che nessuno è stato in grado di cancellare dalla nostra traballante vita politica. Che Franco Marini potesse non raggiungere il quorum necessario nelle prime votazioni, in cui servivano i consensi di due terzi degli elettori, rientrava ragionevolmente nelle ipotesi possibili. E, infatti, così è stato. Ma che Romano Prodi, nel momento in cui sarebbero bastati 504 voti (un pugno di più di quelli del Partito Democratico), arrivasse a mala pena a 395 preferenze, non era onestamente nel novero delle possibilità specie dopo che, bruciato Marini, i grandi elettori pd avevano sottoscritto la sua candidatura all’unanimità.
Uno smacco che il segretario Bersani non ha sopportato, annunciando la sua uscita di campo subito dopo l’elezione del Presidente della Repubblica, che si dovrà pur sempre scegliere. Onore delle armi al segretario, ma certo sono e saranno in molti a rimproverargli la strategia per la corsa al Colle. A cominciare dalla sua indifferenza verso il candidato di Grillo Stefano Rodotà. Numeri alla mano, senza tentennamenti e giochini di corrente, probabilmente oggi Stefano Rodotà sarebbe già presidente della Repubblica. Allora, perché no? Per puro e stupido orgoglio, in quanto il già garante della privacy era stato designato da altri e non dal Pd? Oppure perché il laico Rodotà potrebbe di molto disturbare la componente cattolica del partito, che quando si tratta di discutere di diritti umani, di unioni di fatto, di fecondazione assistita e quant’altro, fa sempre orecchie da mercante, in attesa di suggerimenti da oltretevere? In teoria, sul nome di Rodotà il Pd potrebbe ancora scommettere. Ma il partito pare talmente preda di crisi epilettiche che nessuno, a questo punto, potrebbe giocare un solo euro sulla riuscita dell’operazione.
E allora ecco affacciarsi all’orizzonte la figura di Anna Maria Cancellieri, ministro dell’Interno, degnissima persona, lanciata da Mario Monti e, a quanto pare, sufficientemente gradita a Berlusconi. Il Pd (o mezzo Pd o un quarto del Pd o spezzoni del Pd) potrebbero salire sul carro. Alla cui guida ci sarà un sempre più gongolante Cavaliere.
Caro Bersani, accetta il nostro consiglio: dì ai tuoi di andare in aula e di votare

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