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Ago
07

L’ottimismo di Catricalà di Moisè Asta


ORA DI PUNTA


Ne è convinto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà. Ce la faremo da soli, non abbiamo bisogno di nessun aiuto in senso tecnico anche se questo periodo di transizione sembra interminabile dato che i mercati temporeggiano sistematicamente nel riconoscere i nostri meriti e la buona salute dei conti pubblici, non siamo né vogliamo diventare sudditi dell’UE ma, essendo noi tra i fondatori, stiamo lavorando per l’Italia e per tutti i cittadini europei, occorre onorare il “Fiscal compact”, ci sarà il previsto pareggio di bilancio nel 2013 ma non un “decreto di correzione” perché i conti dello Stato vanno bene e, quindi, né taglieremo le retribuzioni pubbliche né toccheremo le tredicesime. Poi giustifica il tutto assumendo che le condizioni in cui, allo stato, versa il Belpaese non sono affatto tanto precarie da suscitare preoccupazioni eccessive. E non è necessario e tanto meno realistico spingersi, nell’ambito delle prevedibili dismissioni, oltre i 15-20 miliardi all’anno.
Ce la potremmo cavare con un salomonico “Se lo dice lui…”, ostentando anche un’improbabile nostra convinzione sulla bontà del suo discorso, e invece , proprio no perché ciò che accade quotidianamente sotto i nostri occhi ce lo impedisce in termini molto decisi e recisi. Le risorse familiari, quanto alla reale capacità di acquisto, si assottigliano sempre di più, il numero dei giovani disoccupati aumenta incessantemente ed, anzi, cala l’occupazione giovanile ed adulta, maschile e femminile, sia nel settore dell’industria pubblica e privata, sia, persino – incredibile a dirsi – nel settore primario dell’agricoltura, da sempre “refugium peccatorum”. C’è veramente qualche motivo di ottimismo in questo stato di cose? Ci auguriamo che il sottosegretario Catricalà riesca a spiegarcelo.

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