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Lug
23

L’uovo e la gallina di Moisè Asta


ORA DI PUNTA


L’avvio di questo terzo millennio, in balia della nota crisi economica galoppante su scala planetaria, non ha portato bene ai “titolari” di un posto fisso (che, comunque, non è sempre avulso dall’odioso capestro della precarietà), la cui busta paga è lievitata in positivo solo di una grama manciata di euro (appena 29, diluiti nell’arco di un decennio: dai 1410 del 2000 ai 1439 del 2010). Appena il due per cento in più. Mai così misero, allarmante, il parametro di crescita del salario.
Il dato ufficiale (dedotto dalla relazione annuale della Banca d’Italia) diventa ancora più pesante ove si pensi alla sua incidenza sulla distonia tra Centro-Nord e Sud-Isole circa l’incremento delle retribuzioni (nella prima area, durante il decennio considerato, è stato del 2,5 per cento pari a 64 euro, mentre nel Mezzogiorno solo dello 0,7 per cento pari ad appena 9 euro).
Non per questo, però, si può dire che il governo Monti abbia, fin qui almeno, adottato congrui provvedimenti per rimuovere gli ostacoli che si oppongono – dopo la serie di tasse ritoccate in peggio o reinventate di sana pianta – al pur urgente inizio di un concreto, visibile, processo di sviluppo del Paese che, purtroppo, stagna ancora da alcuni anni, affogando negli indebitamenti e nella recessione.
Vero è che gli statisti guardano avanti, preoccupandosi del futuro delle giovani generazioni; ma se, prima, non si puntella per bene il presente è del tutto improbabile un futuro certo, un avvenire meno complicato per i figli ed i nipoti. E Monti, queste cose, le sa più di noi se non quanto noi: questa è economia spicciola, che è ben più efficace di quella troppo aggrappata alle astruse categorie teoretiche.

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