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Ago
02

Ma che bella compagnia! di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Il consueto campionario di sciocchezze da bestiario e di invettive da denuncia penale è stato sciorinato da colonnelli e amazzoni del Pdl in occasione della condanna definitiva di Berlusconi, la prima in oltre vent’anni, emessa dalla sentenza della Corte di Cassazione. Dovremmo esserci abituati, eppure non riusciamo ad abituarci, soprattutto dopo che le invettive sono state rivolte non a rappresentanti della pubblica accusa (fatto già deplorevole) ma addirittura ai giudici della Suprema Corte, persone insospettabili sotto il profilo politico se si va a leggere la loro biografia e il loro curriculum professionale. Così come non riusciamo a digerire il ragionamento che una persona, poiché viene votata da alcuni milioni di persone, non è perseguibile e condannabile per reati comuni, come, nel caso specifico, la frode fiscale. Sicché scatta l’assioma che, non potendolo battere politicamente, si voglia “eliminare Berlusconi per via giudiziaria”, dando per scontato quindi, al di là di ogni ragionevole dubbio, che non ha commesso il reato per il quale è stato condannato.
Eppure forse la palma della stupidità spetta a Nichi Vendola e a coloro (non pochi, purtroppo) che ne condividono i contenuti. Il segretario di Sel – che grazie all’alleanza elettorale con il Pd si ritrova con un numero di parlamentari ben maggiore di quanti gliene sarebbero spettati con i voti che ha preso il suo partito – ha detto: ”Io credo che sia necessario a fronte di questa condanna trarre delle conseguenze: non è possibile immaginare che il Partito Democratico permanga nella condizione di alleato del partito di Silvio Berlusconi”.
E che cosa dovrebbe fare il Pd, secondo Vendola e secondo coloro che si allineano a questo giudizio? Far saltare il governo Letta e provocare nuove elezioni? Se pensa questo, Nichi Vendola, perché non lo dice esplicitamente? Perché non si assume la responsabilità di chiedere elezioni anticipate? Perché pretende che sia il Pd a trascinare l’Italia – ora, nella drammatica situazione sociale ed economica in cui si trova – verso un nuovo, lacerante scontro elettorale? Gli è di conforto, forse, che una dichiarazione analoga alla sua l’abbia fatta, sempre ieri, il leghista Salvini, che avallò la balla di Ruby “nipote di Mubarak”. Complimenti: è in buona compagnia.

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