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Giu
14

Ma mostrateci almeno i conti di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Ma che cos’è questo pasticciaccio brutto dell’Iva e dell’Imu, che un giorno ce le tolgono e il giorno dopo ce le rimettono? Uno scherzo di pessimo gusto? Un indecoroso balletto? Un insopportabile gioco delle parti? O, più semplicemente, la drammatica realtà di uno Stato che, per decenni saccheggiato, costringe ora il governo a gettare la spugna?
Il ministro Saccomanni ha detto esplicitamente che per allontanare lo spettro di Imu e Iva ci vogliono otto miliardi. Otto miliardi, per carità, non sono bruscolini. Ma quando l’italiano medio – il quale non è di professione economista, ma neanche fesso e ben sa fare i conti della spesa – legge sull’ultimo bollettino Bankitalia che nel solo mese di aprile “lo Stato ha incassato 29,9 miliardi di entrate tributarie, con un aumento del 3,9 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente”, per forza si domanda: “Ma allora i soldi ci sono, la verità non sarà forse che per oscuri interessi o più o meno lecite pressioni delle lobby non vogliono, o non possono, trovarli?”. E, di conseguenza, scatta la seconda domanda: “Ma che fine ha fatto la tanto sbandierata spending review?”
All’italiano medio – il quale, come detto, non è di professione economista ma neanche fesso – viene in mente (tanto per fare un solo esempio) l’inchiesta pubblicata poco più di un mese fa dal settimanale L’Espresso sulle faraoniche spese del ministero della Difesa. A parte l’ultranota storia dei caccia F35 (spesa ultramiliardaria per 90 aerei da combattimento di ultima generazione), c’è poi il cosiddetto programma Forza Nec, che prevede di trasformare tutto l’Esercito in un’unica rete digitale. Il preventivo è di 22 miliardi di euro, un record che surclassa persino le stime per gli F35. “Con questi denari – scriveva L’Espresso – si stanno “digitalizzando” solo 558 soldati: veri uomini d’oro, perché ognuno si porta addosso apparati hi-tech per un valore di mezzo milione di euro, incluse ovviamente le spese di sviluppo”.
Qualcuno obietta: ormai il dado è tratto. Ad esempio – come documentato dall’inviato de La Stampa mercoledì 8 maggio – nello stabilimento italiano che assembla gli F35, allestito nei campi del vecchio aeroporto militare di Cameri in provincia di Novara (stabilimento nuovo di zecca, costato oltre 700 milioni di euro), fervono i lavori per preparare i primi cinque supercaccia, grazie all’accordo tra Alenia Aermacchi, società italiana controllata da Finmeccanica, e l’americana Lockheed Martin (vi ricorda niente lo scandalo Lokheed degli anni ’70?). E c’è anche una data di consegna: 18 luglio 2013, cioè tra meno di un mese.
E’ un po’ come la storia di quell’altra faraonica e improbabile impresa del Ponte sullo Stretto di Messina: quando s’aprono i cantieri non si può tornare indietro, se non a costo di dover pagare penali altrettanto faraoniche.
Ora, noi ci sentiamo italiani medi – i quali, come detto, non sono di professione economisti ma neanche fessi -, perciò se Enrico Letta e i suoi ministri non sono in grado di trovare in questo mare magnum di spese e di sprechi otto miliardi per dare (adesso, subito) un po’ di ossigeno a piccole imprese e lavoratori, ebbene lo dicano chiaramente. Spiegando nei dettagli all’italiano medio per colpa di chi e di che cosa. Facendo i conti della spesa. Altrimenti, il governo a guida Pd, che è stato già capace di resuscitare Berlusconi, finirà anche con il resuscitare Beppe Grillo e la sua feroce antipolitica.

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