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Apr
12

« Maroni e Bossi la farsa shakespeariana »


In quel di Bergamo si è assistito all”orgoglio della grana padana”, il Maroni come Marco Antonio a celebrare la fine del dictator della Lega, come un tribuno della plebe ha tuonato e lanciato strali contro chi ha ‘sozzato’ il movimento ed i suoi militanti.
In effetti, ha dovuto fare o conti con la realtà dei fatti, che il suo partito è paritetico a tutti quelli con cui divide scranni e prebende, lo spetto appetito vorace per incarichi ad ogni livello ; ma con una piccola differenza che era gestito dal padre-padrone a dai suoi accoliti più stretti.
Adesso dovranno fare i conti con i loro elettori, riconquistare la loro fiducia e rifarsi una verginità etica e politica, assumendosi le piene responsabilità dei fatti accaduti, senza ciurlare nel manico con tesi complottiste o di bachi solitari.
Anche perché quanto è accaduto, non è nella fase temporale successiva alla caduta del governo, bensì quando erano ben allacciati alle fortune berlusconiane ed erano anche ministri ; strano che un certo Ministero e il suo ministro non sapessero.
Altrimenti dovrebbero far parte anche loro al famoso club : “A mia insaputa”, almeno un filino di coerenza non guasterebbe, agli occhi di chi sta assistendo ad uno spettacolo già conosciuto con mani pulite.
A Bergamo si sono viste le diverse anime dei militanti, che hanno brandito ‘scope’ cartelli e bandiere, fischiato e cantato slogan , ma se i successori pensano di cavarsela con baci ed abbracci senza avere il coraggio di fare una vera pulizia ; hanno perso ogni speranza di salvare il partito leghista.
Forse l’apoteosi di chiusura sarebbe stata degna così :




Ma questa è storia romana, loro sono cispadani …

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