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Dic
11

Matteo Renzi prima e dopo di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Matteo Renzi il suo più bel discorso lo aveva fatto dopo la sconfitta nella competizione con Bersani alle primarie del 2012. Ora si può dire che quel discorso occorre scalarlo al secondo posto dopo quello che ha fatto dopo la vittoria delle primarie del 2013 per la carica di segretario del Pd. E probabilmente è vero se a scriverlo è chi, come il sottoscritto, non ha nutrito molta fiducia negli argomenti e nello stile della campagna elettorale del sindaco di Firenze. Renzi dava l’impressione di ammantare con il suo eloquio brillante ed efficace una incontenibile ambizione: quella non di guidare un partito, ma quella di voler usare la carica di segretario del maggiore (forse unico) partito del paese come trampolino per farsi catapultare a Palazzo Chigi. E quindi ingenerava il timore, in chi crede ancora nella Politica con la p maiuscola, che per perseguire questo obiettivo potesse mettere a repentaglio l’unità di quel partito.
Ebbene, il discorso che ha fatto davanti alla folla di cittadini entusiasti a Firenze, dopo la vittoria, ha segnato una sterzata rispetto a quello stile e a quegli argomenti, trasmettendo (al di là di alcune ingenerose frecciate riservate ai dirigenti del Pd che lo hanno preceduto compiendo per la quarta volta il miracolo di portare alle urne una così grande massa di elettori) una carica di entusiasmo non solo intorno a un progetto di paese diverso ma anche contro la demagogia che ancora avvelena e offusca le mente degli italiani. Se manterrà ciò che ha promesso, non solo potrà far bene al Pd, ma a tutta la politica e soprattutto all’Italia. Ed è quello che ci auguriamo.

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