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Lug
30

« Miseria e nobiltà italiche »


Ci stiamo avvicinando al mese d’Agosto, sinonimo di ferie antan per i lavoratori, mentre leggiamo che la ’casta’, oppressa dalla fatica del tanto lavoro, orbene uno su cinque lavora.
Senza offesa per le sanguisughe o i parassiti, non saprei come definire personaggi che percepiscono lauto stipendio e prebende (pagate con denaro pubblico) oltre a stratosferiche parcelle, dal dicembre 2011 al giugno 2012 una sola volta in aula a votare su ben 1.026 votazioni.
Nemmeno il più pallido rossore al prode “mavalà”, che su oltre 210 giorni, ha lavorato una manciata di ore per la modica somma lorda di 16.000 € per sette mesi pari a 112.000 €, circa 270 assegni sociali mesili.
Ma la forma più elevata di parassitismo istituzionale, è vedere la marmaglia che è pagata ma non lavora, difatti da come si legge sul Corriere della sera : “ da dicembre 2011 a tutto giugno 2012, un quinto dei 630 deputati, e parliamo di 126 parlamentari, non si fosse mai presentato a votare. da dicembre 2011 a tutto giugno 2012, un quinto dei 630 deputati, e parliamo di 126 parlamentari, non si fosse mai presentato a votare”.
Altra sconcezza, tutta italica è la legge mancia, uno sperpero di denaro pubblico senza pari, il mercimonio degli orticelli elettorali se avete lo stomaco per leggerla ; e si ha il coraggio di parlare della revisione della spesa pubblica ( spending review).
Queste, sono le miserie o meglio le sconcezze dei politici e della politica attuale, la nobiltà è quella dei poveri cristi che si sono visti rubare mesi di pensione, sopportando le amenità dell’antropologicamente diverso, vedasi 25 culi per altrettante poltrone, che l’Italia adesso sulle pensioni è un sistema virtuoso.
Ma delle pensioni d’oro, doppie o triple o delle baby pensioni, manco un afflato, ormai loro sono nel classico caso di ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato, confermando che i politi guardano alle elezioni e non sono statisti.
Alle loro sirene preelettorali dovremmo latinamente dire ”Noli me voca, ego te vocabo” (non chiamarmi,ti chiamerò io) ; ovviamente col cacio e col pensiero.

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