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Mag
24

« O di riffe o di raffe li rimane »

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e nelle temerarie intenzioni di voler mandare in pensione il patonza, mal gliene incolse, ormai da tempo immemorabile come una cozza sullo scoglio sta abbarbicato nelle istituzioni che usa a suo piacimento.
Tentare con le leggi, di scalzarlo dallo scranno non si pote, sono anni che milioni di fans lo votano fiduciosi del miracolo italiano che stiticamente non arriva ; ritirare fuori dal polveroso armadio la norma che non sia eleggibile per delle concessioni fa solo scompisciare. Per il semplice fatto che quella legge, che il Pd (ed i suoi antenati) l’ha violata in tutte le precedenti legislature, ovviamente inciuciando con il Berlusconi ; quindi svegliarsi adesso è buona cosa ma lascia il tempo che trova.
Tant’è che nella situazione attuale, volgarmente detta delle larghe intese, con un governo cosiddetto di “scopo”, la realtà è ben differente, il paese e le istituzioni sono solo e soltanto ostaggio del personaggio, che manovra a suo piacere con i vari peones piazzati nei centri di potere a lui graditi.
Per via giudiziaria, ormai è il de bello ad personam, tutte le volte che è stato messo sotto accusa, ha trovato sempre il pertugio della prescrizione o della leggina fatta su misura ; anche se preso con le dita nella marmellata, i bravi legulei si sono dati fa fare per cercare ogni appiglio ed usando a piene mani il sistema dilatorio.
Adesso la “tranvata” della Cassazione, annichilerebbe qualunque persona con uno straccio di etica istituzionale, ma non certo lui povero perseguitato, difatti
la Cassazione non ha alcun dubbio che l’istanza di trasferire i processi Ruby e Mediaset da Milano a Brescia sembra che : «ispirata da strumentali esigenze latamente dilatorie», piuttosto che «da reali e profonde ragioni di giustizia».
Ma poi quando si legge questo articolo che vi sia un patto con il colle ; come quel vecchio film :”non ci resta che piangere”

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