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Apr
29

Parenti serpenti di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Quando due persone fanno un accordo senza che nessuna delle due sia in grado di offrire garanzie concrete all’altro, a Roma s’usa dire così: “Dovemo fa’ a fidasse”. Ci pare che sia stato proprio questo lo spirito del discorso d’investitura pronunciato da Enrico Letta in Parlamento: “Dovemo fa’ a fidasse”. E’ vero che il neo presidente del Consiglio ha snocciolato una (fin troppo) lunga lista di buoni propositi, dalla riduzione dell’Imu al reddito minimo per le famiglie più bisognose, dal taglio al doppio stipendio per i ministri all’abolizione del finanziameto pubblico ai partiti, fino all’abolizione delle Province (tho, chi si rivede!). Ma è altrettanto vero che non ha spiegato quando, dove e come troverà i soldi necessari per simili provvedimenti. E’ vero che ha detto e ripetuto la sua volontà di agire come un “buon padre di famiglia”. Ma è altrettanto vero che quella che ha messo in piedi è una famiglia molto, ma molto “allargata”. E che ci pare affollata di parenti-serpenti.
Buona cosa che il discorso di Enrico Letta a Montecitorio, durato circa cinquanta minuti, sia stato interrotto – come dicono le cronache – da ben 45 applausi bipartisan (con l’eccezione del M5S). Ma quante possibilità ha una simile scena di ripresentarsi in futuro? Buona cosa l’annunciata “Convenzione” per riformare la Costituzione. Ma che succederà se – come sembra – sarà il Cavaliere in persona a rivendicarne la presidenza? Buona cosa mettere “in condizione il Sud di crescere da solo, attraverso l’annullamento del divario con il Nord”. Ma come la mettiamo con il federalismo fiscale preteso da Lega e alleati?
Cari italiani, se non vogliamo tornare al voto col “porcellum” e trovarci esattamente come oggi, abbiamo una sola strada: “Dovemo fa’ a fidasse”.

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