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Mar
13

Parlamento mortificato di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


“Questa legge elettorale contiene gravi vizi di incostituzionalità, nega agli italiani il diritto di scegliere tra i candidati chi mandare in parlamento, nega la parità tra uomini e donne, ma noi la votiamo, sperando che il Senato la cambi”: questo assurdo, pazzesco ragionamento è stato fatto alla Camera dall’ex ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo a nome del Nuovo centrodestra, ma era sotteso anche al tortuoso, penoso intervento del capogruppo del Pd, il cui nome è tutto un programma: Speranza. Un ragionamento pazzesco, assurdo, ma mortificante per chi lo ha fatto, per chi lo ha condiviso e per chi lo ha sottoscritto. Ma mortificante anche per chi ne dovrà subire le conseguenze e squalificante per la massima istituzione democratica del nostro paese: il parlamento.
L’unica conseguenza sarà l’ulteriore sfiducia dell’opinione pubblica verso la politica e verso i partiti. Grazie a Renzi e a Berlusconi, ma soprattutto grazie a quei deputati del Pd che, tradendo il mandato ricevuto dagli elettori, si sono acconciati a dare il consenso al loro scellerato patto.

Lui e “loro”

Con un linguaggio da autentico statista, Matteo Renzi, dopo il risicato sì alla legge ottenuto alla Camera, ha detto: “Loro volevano fregarmi”. “Loro” sarebbero i deputati del partito di cui è segretario. Siamo tornati al linguaggio adoperato dal sindaco di Firenze (oggi presidente del Consiglio) dopo le primarie del 2012 per scelta del candidato leader del centrosinistra alle elezioni del 2013, quando venne battuto da Bersani, e prima delle primarie del 2013 per la segreteria del Pd, quando insistentemente diceva “Vogliono fregarmi”. Insomma lui continua a sentirsi come un corpo estraneo rispetto allo stesso Pd e a coloro che nel partito dissentono da lui, che considera dei nemici e addita come degli imbroglioni, per non dire di peggio. Insomma si scende sempre più in basso. Immersi nel peggio della politica.

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