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Set
17

« PD alias Premiata Ditta smacchiamenti & asfaltamenti »

vincitore

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na premessa, è doverosa per capire meglio l’avvento della sindrome da tafazzismo cronica ; bisogna tornare ai tempi del famoso patto della “crostata”, quando il grande inciuciatore maximo tentò di fare la bicamerale ma fu gabbato dal #pregiudicato.
Ma il PD, era già colpevole d’ignavia, perché all’epoca la legge sul’incandidabilità esisteva da illo tempore e non fu applicata, ne tantomeno una vera legge sul conflitto d’interessi.
Ha continuato così nel suo moto ondivago di politica alla giornata, l’apice del raffazzonato fu l’ammucchiata del governo Prodi : la famosa dis-Unione ; un tentativo di larghe intese della sinistra naufragato nel ridicolo dei veti incrociati e degli interessi di parte.
Poi la grande occasione, di dimostrare effettivamente la capacitò riformista, la caduta del governo delle gabole, l’avvento dei tecnici col governo Monti, sino alla sua caduta ; per arrivare al voto.
Era il momento, in cui il consenso popolare, era sostenuto ed il Pdl era orfano del suo televenditore, l’illusione di aver già vinto con la supponenza nei confronti dell’avversario; hanno fatto perdere il considerevole vantaggio.
Ed ecco ad oggi, che il famoso smacchiatore di giaguari ha lasciato lo scranno al nuovo segretario Epifani, ma in casa PD le correnti o meglio le faide intestine non sono mai cessate ; ognuno vuol primeggiare sull’altro.
Le primarie tra Bersani e Renzi insegnano, la sconfitta non fu mai digerita, ed adesso è uscito fuori tutto il livore politico del rottamare, adducendo il pretesto di un rinnovamento ; il tutto usando la falsa riga mediatica che ha imperversato in Italia per un ventennio.
Invece della pacatezza istituzionale, usare il motteggio dei liceali, assumere modi e comportamenti per esaltare il personaggio tant’è

si legge sul Stampa
“Potremmo chiamarla la parabola della foglia di fico. In questo o quel dibattito, in questa o quella Festa democratica, Matteo Renzi l’ha ripetuta spesso negli ultimi mesi, per rimarcare la sua distanza dallo «stato maggiore» del Pd e le potenzialità elettorali – l’appeal, insomma – di una sua candidatura (prima a premier, poi anche a segretario). Il sindaco di Firenze la racconta così: non pensino di utilizzarmi come una foglia di fico, cioè che io prendo i voti ma poi comandano loro, perché io i voti li prendo solo se non ci sono più loro…”.


Tra le tante battute, sfornate nei suoi caroselli italici, s’incomincia a sbeffeggiare in rete, giusto qualcuna :
«Non sono una star, però dopo di me per vincere resta solo il Mago Otelma»
«Se andiamo al voto asfaltiamo Pdl»
«Se c’è qualcuno abituato a salire sul carro per convenienza sappia che noi siamo abituati a farli scendere»
Può essere una novità, ma gli elettori s’aspettano qualcosa di più concreto e politico, si debbono riconquistare capillarmente le piazze e la fiducia ; avere delle proposte concrete con cui sfidare le controparti.
Senza questi elementi, s’ingrosserà il partito degli astensionisti, ed ancor peggio accenturae il solco dell’antipolitica.

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