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Feb
22

Pensierino di Falbalà


Di nuovo alba in redazione, di nuovo sveglia mentre la città dorme ed è avvolta in un bozzolo di seta fatto di goccioline di pioggia, una patina lievemente increspata su ciottoli e asfalto, sul metallo dei lampioni, sui vetri delle auto. Nella giornata in cui la politica celebrerà il primo giorno dell’ennesima ipocrita pagina di storia di questo martoriato paese, mi fermo un attimo a sentire le cose belle che ho, che abbiamo tutti: è tornato il merlo nel piccolo giardino vicino alla redazione, ignaro delle nostre miserie, e canta felice nella pioggia delicata; la radio mi ha regalato l’improvvisa poesia di “Senza fine”, la voce di Gino Paoli che torna dal tempo lontano, nella sua carezza immutata; l’aria scura che odora di asfalto e terra mi ricorda quando per gioco, da bambina, cercavo di scorgere l’impronta del temporale negli odori metallici della pioggia, convinta che il sole, la pioggia, la luna ed il vento avessero un profumo speciale ed unico. Per un attimo tutto torna alla sua origine di meraviglioso incanto: è tutto qui il segreto dell’esistenza, in questo stupore che cogliamo a piccoli tratti, come un segreto saluto dal profondo dell’anima celata in tutte le cose. Niente potrà mai privarmi di questa dolcezza amara e struggente della bellezza che fugge appena la scorgi: la vita è fatta di istanti come piccole perle mai uguali, e per questo incanto vale la pena lottare, e non rinunciare mai a sognare, per costruire i giorni a venire. Buongiorno, amici!

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