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Mar
18

Pensierino di Falbalà


Il profumo del mare: questo è stato il saluto della mia alba lavorativa, uscendo di casa nel silenzio delle viuzze trasteverine. Il mattino, ancora immerso nel buio, è fatto di suoni, odori e luci giallastre dei lampioni: senza colori il mondo cambia consistenza, e le sensazioni che solitamente restano sullo sfondo diventano all’improvviso protagoniste. Spesso sono i suoni, le voci della notte a farsi avanti; oggi invece era l’odore del mare, forte, un effluvio intenso che mi ha colpita appena aperto il portone di legno, e sembrava salire dai sanpietrini, nascere dalla terra, quel sentore salmastro che sa di acqua, di alghe, di brezza marina, di barche ormeggiate in cui ristagna il sale delle onde. Per un attimo avrei voluto chiudere gli occhi e pensare alla sabbia fredda, al borbottio della risacca, poi ho sentito anche le voci dei gabbiani e ho capito che il profumo veniva dal vicino Tevere, uno scherzo del vento mattutino che distorceva la realtà. La bellezza è anche nelle cose evocate, nella traccia invisibile di immagini desiderate che resta impressa nei sensi, nell’assenza – presente – di luoghi, di ciò che è altrove. Le prossime ore scorreranno veloci fra redazione e studio, ma resterà sullo sfondo, in un angolo della mente, il profumo della bellezza. E naturalmente, buongiorno a tutti voi, amici.

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