BLOG : La voce di quasi tutti

«

»

Feb
27

Pensierino di Falbalà di Matilde Mangold


L’emblema di una débâcle prevedibile ma di proporzioni tali da non passar liscia senza contraccolpi. Anche stamane mi ha svegliata il soave canto dei merli, che interpretano l’anticipato sorgere della luce come inizio imminente della primavera: e così si destano gli istinti di riproduzione, i nidi vengono intrecciati e predisposti tra gli alberi per dare continuazione alla vita. Anche noi, poveri stolti umani, viviamo di segni, messaggi, condizionamenti ed interpretazioni che chiamiamo “realtà”: in pochi giorni i nostri parametri di riferimento sono mutati e vengono scanditi da bollettini medici sul contagio da coronavirus, decessi (in verità dovuti a patologie pregresse), apocalisse sanitaria e siamo divenuti gli untori d’Europa nell’immaginario collettivo. Un concetto ripetuto più volte assurge, come noto, a realtà e verità. Le ordinanze restrittive cautelari – in parte necessarie ma incoerenti poiché finiscono per danneggiare l’economia locale amplificando la percezione del problema – hanno svuotato le strade, i negozi, i locali, i mezzi pubblici. Ieri in una piazza San Babila pressoché deserta e silenziosa mi sentivo come a Ginevra in inverno, quando di sera riecheggia il rumore dei passi. Ci siamo trasformati nella silente Svizzera, senza tuttavia averne i benefici economici. La follia surreale di questo momento storico ha precipitato il paese in una sorta di limbo in cui si crede a tutto e a niente, una bolla gnoseologica che si risolve in una sospensione a metà fra il sogno atterrito e il desiderio di fuga da un impasse che ci sta sottraendo consistenza, credibilità, fiducia nel futuro. La realtà sono le strade improvvisamente vuote; ma sono anche i progetti di vita che nella nostra mente proseguono come se tutto questo fosse solo una delle “sliding doors” da cui potremo uscire alla prossima dissolvenza cinematografica. La realtà sono le notizie riverberate in tutti i telegiornali, ma anche gli spot pubblicitari che ci raccontano imperturbabili un mondo patinato e fino a pochi giorni fa scontato, sicuro, eternamente stabile nelle sue promesse di vita. I bar chiusi, il coprifuoco, il silenzio sono tristi note di una umanità confusa e incredula ma nel contempo disposta a credere a tutto, purché qualcuno dia certezze affermando: “La realtà è questa”. L’epoca moderna non lascia spazio alle incertezze: senza margini netti e predefiniti non sappiamo più orientarci e tutto diviene fosco, intollerabile. Ho camminato per le vie ammutolite, felice di respirare l’aria della mia Milano che i merli del mio terrazzo, inconsapevoli, riconoscono come sempre uguale a se stessa. La paura è spesso una corazza protettiva perché decide per noi, e non dobbiamo quindi utilizzare il cervello né stabilire i nostri passi. Ho immaginato l’umanità chiusa nelle case, intenta a cercare la rassicurante normalità e la desiderabile banalità dei rituali domestici come rimedio al caos dell’incertezza e del mostro che cambia volto e dimensione secondo chi lo osserva. Ho immaginato un rinnovato trasporto per il dialogo familiare, il recupero dei preliminari amorosi nelle alcove milanesi, il tempo dilatato e disponibile a patteggiare con la frenesia meneghina. E ho sognato la mia realtà personale, fatta di cove su un terrazzo e fughe verso gli spazi aperti e felici di laghi e montagne; e, come me, tutti hanno ricreato nella mente un porto sicuro. L’amore ai tempi del coronavirus ritrova una dimensione che aveva scordato, travolto da infiniti orologi e impellenze quotidiane. E la realtà è quella che desiderate voi, qualunque essa sia: domandatevi quale significato avrà la vostra prossima giornata, e coloratela di conseguenza. Non correte, oggi: accarezzate i vostri pensieri e osservate la realtà con la vostra anima, che scandirà il tempo saggiamente nel caos primordiale dell’infodemia.
“La realtà è una semplice illusione, sebbene molto persistente”. (Albert Einstein)

Media 4.00 su 5
Share


Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato!


*