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Feb
07

Pensierino di Falbalà di Matilde Mangold


Non paghi di aver commesso clamorosi errori con il referendum sulla riforma costituzionale – a livello di propaganda e comunicazione politica strumentale – gli esponenti politici e molti militanti mediatici ci ricascano e sulla questione migranti-Macerata stanno nuovamente spingendo il popolo a manifestare la protesta con il voto del 4 marzo. Non si può essere così stolti e miopi da non capire che il vero problema, a monte di tutto quel che è successo e succederà in Italia, è la situazione che si è creata con il passare del tempo a causa di una incapacità (o non-volontà) di gestire il problema della massiccia immigrazione in un periodo storico particolarmente avverso in cui ci sono difficoltà occupazionali ed economiche pesanti. Quello che è successo a Macerata ha ben poco a che vedere con rigurgiti fascisti o nazisti o altre porcherie ideologiche: l’uomo che ha compiuto l’orrido tiro a segno sugli extracomunitari è un acclarato squilibrato che ha riversato sugli “stranieri” la sua rabbia e follia interiore, poiché come spesso accade i disadattati e folli cercano di prendersi una rivalsa sulla società e sul mondo rifugiandosi in estremismi, sette, bande criminali o andando a “sfogarsi” là dove il dente duole. Il problema non è il fascismo, di cui i giovani di questo paese non sanno praticamente nulla, ma il disagio sociale che alimenta le forme di estremismo, protesta, scontri più o meno violenti. E’ il problema a monte che deve essere affrontato e risolto: e per poterlo risolvere bisogna prima di tutto riconoscere la natura del problema, ammettere che si è sbagliato, affrontare il fatto che sociologicamente si è innescata una bomba pronta a generare episodi di scontri e violenze o intolleranze sia da una parte che dall’altra (italiani e stranieri). E’ un dato statistico incontestabile che proporzionalmente i reati in Italia vengano commessi soprattutto da immigrati di varia provenienza. Ed è ovvio: se consentiamo a tutti di entrare in questo paese senza minimamente scremare e selezionare chi entra, ci ritroveremo sempre più ad avere persone non qualificate o non rispettose delle nostre leggi e della nostra civiltà libere di girare sul nostro territorio. Se arrivano persone che non hanno titoli di studio, che non parlano la nostra lingua, che non hanno alcun tipo di professionalità e che non sappiamo come inserire nel tessuto sociale, come possiamo pensare che non sorgano problemi e che tutti possano essere integrati? è logico che prima o poi finiranno preda del mercato della criminalità. E se questo continuerà ad accadere – come già accade – la colpa sarà nostra, o meglio di chi ci governa. E’ innegabile che le nostre città siano diventate meno sicure: furti, borseggi, stupri, violenze di vario tipo in qualsiasi orario della giornata. Queste cose in passato erano molto meno frequenti; adesso non ci si sente tranquilli nemmeno per portare il cane al parco. E’ così difficile aprire gli occhi e riconoscere che c’è un problema? che gli italiani stanno male, che ad accogliere tutti senza la certezza di poter offrire uno sbocco professionale concreto e onesto si innesca una bomba sociale pericolosa, una sorta di “guerra fra poveri”? Perché in caso qualcuno non se ne fosse accorto, gli italiani non sono messi tanto bene: figli disoccupati, genitori che stentano ad arrivare a fine mese e non sanno quando andranno in pensione, incertezza totale nei confronti del futuro a causa di un precariato dilagante. Se in un tessuto sociale già malato e malconcio, con rabbia montante a causa dei danni perpetrati dalla politica scellerata, voi inserite un altro tassello problematico e mal gestito come l’attuale nodo dell’immigrazione indiscriminata, che risultato potete pensare di ottenere? E cosa pensate di ottenere negando il disagio così palese, negando di scorgere la paura nel sentimento generale degli italiani? Come si può non capire che il rancore e la rabbia sono contro la cattiva politica e il malgoverno che stanno distruggendo il futuro del paese? Come si può non capire che così si danneggia anche chi – da immigrato – vive e lavora nel nostro paese onestamente e con successo? Chi parla e giudica ha mai provato a prendere un autobus o un tram sentendosi preda di borseggiatori di varie nazionalità o gente che non paga il biglietto e la fa franca mentre un cittadino regolarmente residente viene multato fino all’ultimo centesimo? Questi sono solo piccoli esempi, ma sono quelli che suscitano il sentimento di impotenza e rancore nei cittadini: la gente è stanca, stufa, e ai problemi quotidiani si aggiungono ingiustizie subite da uno stato-patrigno che prende senza dare mai nulla. Cosa si pensa di ottenere continuando ad etichettare gli italiani come razzisti, fascisti, nazisti, intolleranti, “cattivi” e insensibili? Come si può pensare di riempire giornali e tv di parole moralizzatrici quando i primi a pronunciarle sono coloro che occupano posti di potere e avrebbero potuto prevedere e organizzare diversamente i soccorsi alle popolazioni straniere, con buon senso e con il primo obiettivo di tutelare la sicurezza e il benessere nazionale? Non bisogna essere né di destra o di centro o di sinistra per capire questi semplici concetti: bisogna soltanto aprire gli occhi e liberarsi dalle barriere ideologiche osservando la società, la situazione che si è venuta a creare. E’ sufficiente osservare, guardare, sentire, percepire. La cattiva politica, il cattivo governo, l’assenza delle istituzioni stanno facendo del male a tutti: anche agli immigrati, che arrivano qui sperando in un futuro migliore e si ritrovano per strada, senza un tetto, senza prospettive, senza speranza. Non stupitevi poi se finiscono a spacciare droga o rubano. La colpa è vostra, di voi che ci governate. E qualche domanda ve la dovreste fare se intendete chiederci il voto per tornare a sedere sulle comode poltrone del parlamento. La vogliamo smettere di maltrattare i cittadini di questo paese, ignorando la loro sofferenza, il loro disagio, la vogliamo smettere di bastonare e spremere chi non ne può più e non ha più niente da dare a uno stato indifferente, avido e lontano dai suoi figli?
No, non è un buongiorno.

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